Kazakistan, seggi aperti per il referendum

(Adnkronos) - Sul ponte che attraversa il fiume Ishim c'è uno dei pochi cartelli che ricorda agli abitanti di Nur Sultan che oggi è il giorno in cui si tiene lo storico referendum costituzionale, il primo dal 1995 in Kazakistan. "Ho votato si’ perché penso che questi emendamenti porteranno il Kazakistan nel futuro”, dice Bagila, 26 anni, davanti a un seggio di Akmol, 30 km a ovest di Nur Sultan, mentre un cantante allieta i passanti con una canzone pop. Bagila, come tutti i suoi connazionali, nei giorni scorsi ha ricevuto un sms che la esortava a votare.

I 10.012 seggi allestiti in tutto il Paese, informa la Commissione elettorale, hanno aperto alle 7 (quando in Italia erano le 3 di notte) e chiuderanno alle 20. Scontata la vittoria del sì, accreditato dell'84% stando agli ultimi sondaggi, la riforma ribalta la Costituzione modificando oltre un terzo degli articoli, mandando in soffitta il sistema 'super presidenziale' per aprire le porte alla Seconda Repubblica. Una panacea per le ferite aperte dai disordini di gennaio - secondo la leadership kazaka - che segnerà l'inizio di un processo di democratizzazione del Paese. Oggi si vota anche all'estero. In Italia sono circa 120 i kazaki registrati alle liste elettorali che potranno recarsi al seggio allestito all'ambasciata a Roma.

Alla vigilia, il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha rivolto un appello al Paese. "Cari compatrioti, insieme costruiremo un Kazakistan nuovo e giusto", ha dichiarato attorniato dalle bandiere nazionali dove al centro campeggia l'aquila. Un uccello simbolo di fierezza e indipendenza usato dai nomadi delle steppe per cacciare che ritroviamo in ogni angolo della capitale. Anche sotto forma di statua dorata all'ingresso del Museo Nazionale, uno dei tanti edifici ultra-moderni di Nur Sultan o Astana (che significa 'capitale' in kazako), come si chiamava fino al 2019 quando fu ribattezzata con il nome dell'ex presidente Nazarbayev.

Secondo alcuni osservatori, la riforma in arrivo ha l'obiettivo di lasciarsi alle spalle l'ingombrante eredità politica del Primo Presidente o Elbasy (Leader della Nazione) come era chiamato Nazarbayev, titoli che spariranno dalla nuova Costituzione. Il giornalista kirghizo, Aslan Sydykov, che conosce bene le vicende politiche del Kazakistan, sostiene che "formalmente Tokayev sta cedendo parte dei suoi poteri al Parlamento, ma così facendo acquisisce legittimità agli occhi della popolazione e rafforza il suo potere. La natura reale dello Stato non cambia. Resta un regime autoritario". Tokayev, da tre anni alla guida di un Paese sconfinato, ricchissimo di gas, uranio e che galleggia letteralmente sul petrolio, come dimostra il costo della benzina a circa 0,40 centesimi al litro, sta puntando sul settore delle costruzioni per rilanciare l'economia post-Covid.

In tutta Nur Sultan ci sono cantieri e operai al lavoro per realizzare nuovi edifici residenziali. Qui il freddo d'inverno è glaciale e tocca fino i 40 gradi sotto zero, ma il clima inclemente non ferma lo sviluppo. Dall'alto del Nur Alem, l'avveniristico museo dell'Energia del Futuro costruito in occasione dell'Expo che qui si è svolto nel 2017, la capitale appare una città neo-futurista. L'iconica torre Bayterek, dominata da una sfera dorata, la tenda trasparente Khan Shatyr di Norman Foster e ancora la piramide del Palazzo della Pace e della Riconciliazione o le cupole blu della Nuova Moschea (il nome è ancora allo studio), in grado di ospitare fino a 30mila fedeli, definiscono la skyline.

"Gli architetti con noi sono diventati ricchi", scherza il simpatico ma un po' logorroico Bulat Sarsenbayev, presidente del Centro Nazarbayev per il dialogo interreligioso. Nur Sultan, racconta, alla fine degli anni Novanta era ancora un piccolo villaggio. Ora sopravvive una 'città vecchia' lungo una delle sponde dell'Ishim e ci sono circa 1,2 milioni di abitanti. Secondo Aslan, Nazarbayev decise di spostare qui la capitale da Almaty, nel sud, per contrastare la forte presenza dell'etnia russa nel nord. Già pochi chilometri dopo esserci lasciati alle spalle i progetti delle archistar, viaggiando verso il lago Burabay, verso il confine con la Russia, incontriamo solo distributori di benzina e mandrie di cavalli, oltre a qualche fabbrica.

Intanto ai seggi si fa avanti il 18enne Nurdaulet, che vota per la prima volta. "Ho scelto il sì perché voglio lo sviluppo del Paese", dice sicuro. E sicuro della vittoria lo è anche Tokayev, che in realtà la sua sfida più importante con Nazarbayev l'ha già vinta, arrivando alla cima della piramide del potere. “Usciamo da 30 anni di nepotismo e speriamo con Tokayev di mette fine a tutto questo”, sottolinea fuori da un seggio Aigul Kuspan, presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento kazako.

Sotto il presidente, i clan, che hanno un ruolo di primo piano nel controllo dell'apparato statale inclusa l'economia, sgomitano per un posto al sole e riuscire a tenere in equilibrio i rapporti di forza tra di loro è la chiave della stabilità del Paese. E la maggiore garanzia per Tokayev di restare al potere per tanti anni.

L'Italia, che è il secondo cliente globale e l'ottavo fornitore del Kazakistan, con oltre 250 aziende operanti ed altre in arrivo, guarda con interesse a ciò che accade nel gigante dell'Asia centrale. Presto aprirà un nuovo Istituto italiano di cultura ad Almaty, la 'capitale' economica del Paese, mentre partirà l’11 giugno un volo diretto Milano-Almaty a frequenza bisettimanale. Il referendum è il primo passo di un percorso di riforme istituzionali e "non sarà l’ultimo, credo, perché il processo, come sempre in questi casi, è lungo e complesso. Ma la rotta è tracciata, e l’impressione è che sia irreversibile", afferma il nostro ambasciatore, Marco Alberti.

Il voto contribuirà a sbloccare ulteriormente il Paese e avrà conseguenze “sicuramente positive” a livello economico sia nel breve che nel lungo periodo, dice entusiasta l'imprenditore Marco Beretta, che ha una conoscenza ventennale del Kazakistan e presiede l’Associazione di Commercio Italo-Kazaka (Acik). Qui si coniugano sviluppo e condizioni per fare impresa favorevoli ed oltre ad essere un “passaggio obbligato per la logistica che va dalla Cina all’Europa, c’è una disponibilità quasi illimitata di materie prime - spiega - Gli italiani hanno l’opportunità di cogliere una grande occasione, ma devono “fare presto perché il mondo si sta ridisegnando e presto tutto ciò che ora è semplice potrebbe trasformarsi in un ambiente altamente competitivo".

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