Kazakistan, voto su Costituzione: momento storico o referendum su Tokayev?

(Adnkronos) - La guerra in Ucraina, la presenza 'ingombrante' di Russia e Cina ai confini e un referendum costituzionale che, nelle intenzioni del presidente Kassym-Jomart Tokayev, promette di cambiare radicalmente il quadro istituzionale. Il Kazakistan si avvicina al voto di domani con la forte convinzione da parte dell'elite politica di essere alla vigilia di una vera e propria svolta. Un "momento storico", ripetono politici e burocrati. "Questo referendum di sicuro non ci allontana dall'Europa", spiega all'Adnkronos il segretario di Stato del Kazakistan, Erlan Karin, secondo cui le elezioni confermeranno la vicinanza tra due "partner" che hanno già una consolidata "cooperazione economica".

"Certamente questo referendum permette di avvicinarci agli stardard europei", ribadisce la presidente della Commissione Affari esteri del Parlamento kazako, Aigul Kuspan, ricordando che "Kazakistan e Ue già da tempo dialogano su diversi temi, dall'economia ai diritti umani".

Il programma di riforme annunciato dalla leadership kazaka, a livello macro, intende livellare i poteri tra Parlamento e presidenza, al momento sbilanciati a favore di quest'ultima, e allo stesso tempo dare credibilità a un sistema messo a dura prova dai disordini di gennaio.

Per i critici, la riforma altro non è che il mezzo con cui Tokayev intende chiudere i conti con il suo predecessore, Nursultan Nazarbayev, che una volta era il suo mentore. Basti pensare che il termine 'Elbasy' (Leader della Nazione) e 'Primo presidente', titoli attributi a Nazarbayev, sono stati completamente rimossi da uno degli emendamenti proposti.

"Al referendum, le persone non voteranno per gli emendamenti, ma per il presidente in carica. Ciò permetterà alle autorità di comprendere la portata reale del sostegno a Tokayev tra la popolazione", sostiene l'analista politico Dosym Satpayev a 'Eurasianet'. Altri osservatori ritengono la consultazione, annunciata appena un mese fa, una diretta conseguenza dei disordini di gennaio.

Kalin non è d'accordo con questa visione e assicura che il referendum "non è la risposta" ai moti di inizio anno. "E' un processo che parte da lontano, almeno due anni prima", assicura, evidenziando come la nuova Costituzione, rispetto a quella approvata sempre tramite le urne nel 1995 e che si ispirava alla Carta francese, non ha un modello di riferimento.

Il voto si svolge in un contesto regionale complicato e le autorità kazake non lo nascondono, pur ribadendo in ogni occasione la "neutralità" del loro Paese rispetto alla guerra in Ucraina tra due Paesi "fratelli". I timori che gli effetti del conflitto raggiungano l'enorme Stato dell'Asia centrale emergono saltuariemente durante gli incontri nella capitale. Per il momento l'export di petrolio kazako - diretto in gran parte in Cina - è salvo e pensare di sostituirsi alla Russia sotto embargo nelle forniture all'Europa è impensabile data la mancanza di infrastrutture ed i "miliardi di dollari" necessari per realizzarle, precisa Kuspan.

Il governo kazako, sostiene la deputata, vuole i negoziati tra le parti e una soluzione pacifica della crisi. Per un attimo il referendum cede il passo all'attualità contingente. Ma è solo un momento. Tra i giornalisti arrivati a Nur per questo "momento storico", parola del segretario di Stato - una delle più alte cariche istituzionali del Paese - c'è chi accusa il Kazakistan di prendere ordini dalla Russia. Niente di più sbagliato, replica Kuspan, "siamo uno Stato sovrano e non chiediamo il permesso a nessuno" per le nostre scelte.

La maggior parte della popolazione appoggia il referendum, sono convinti politici e in generale tutti gli appartenenti agli apparati statali che, in vista dell'annunciato trionfo dei sì, non smettono di elencare i benefici che porterà questa riforma. Sarà allora il dato dell'affluenza alle urne a indicare il successo del voto di domenica? "Basta che voti il 50% più uno degli 11,7 milioni che ne hanno il diritto per validare il referendum - conclude il segretario della Commissione elettorale centrale Mukhtar Yerman durante un punto stampa - E sarà necessario che due terzi delle regioni del Paese votino a favore perché gli oltre 30 emendamenti vengano adottati".

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