Kiev: "Mosca punta ai confini del Lugansk entro il 26 giugno"

A Severodonetsk e Lysychansk si stanno combattendo "battaglie decisive e la leadership russa chiede che le sue truppe raggiungano i confini amministrativi della regione di Lugansk entro il 26 giugno". A dirlo è il viceministro della Difesa ucraina Anna Malyar.

"Ora l'esercito russo ha lanciato praticamente tutte le sue forze e mezzi (in battaglia) per assaltare gli insediamenti circostanti - precisa Malyar -. Stanno cercando di sfondare le difese delle nostre truppe e di circondarle. Le nostre truppe stanno facendo tutto il possibile per tenere questi territori e impedire l'accerchiamento.

I filorussi hanno rivendicato la conquista di Toshkivka, sulla sponda occidentale del fiume Siverskiy Donets. Da lì potrebbero cercare di spezzare le linee di difesa e lanciare l'assalto decisivo a Lysychansk, dove il presidente Volodymyr Zelensky ha compiuto nelle scorse ore una visita in segreto per "vedere di persona come evolve la situazione" e incoraggiare le truppe al fronte.

Severodonetsk, invece, è ormai di fatto nelle mani di Mosca, anche se resta lo stallo armato con i difensori della fabbrica chimica Azot, asserragliati nei bunker insieme a più di 500 civili, tra cui una quarantina di bambini.

La situazione nel resto del Paese

I raid proseguono sul resto dell'Ucraina, da Kharkiv a Kryvyi Rih, la città natale di Zelensky, nella stessa regione meridionale di Dnipropetrovsk dove per oltre 40 ore è bruciato un deposito di carburante bombardato sabato, provocando almeno tre vittime.

Attacchi missilistici hanno preso di mira anche Odessa, distruggendo un deposito alimentare. A Mariupol distrutta, intanto, la situazione umanitaria resta drammatica, con acqua e cibo che mancano per migliaia di persone.

Ritorno a Bucha

Non è facile tornare a Bucha. Questa tranquilla località alla periferia di Kiev, sconosciuta al mondo prima del 24 febbraio, è diventata lo scenario di crimini di guerra tra i più efferati in Ucraina. Come altri 13 milioni di persone anche la famiglia Mudryi era sfollata. Ma da qualche settimana ha deciso di fare ritorno a casa.

"È stato orribile - dice Yulia - Avevamo la speranza di fuggire per salvare noi e il nostro bambino, ma siamo dovuti tornare in un luogo dove non c'è più vita".

Mentre alcuni tornano, altri cercano ancora una via di fuga. Come a Mala Danylivka, nella regione di Kharkiv. Qui le bombe non hanno mai smesso di cadere.

Nè le granate ucraine, come sarebbe accaduto nella regione di Donetsk controllata dalle truppe filorusse.

Colpite piattaforme russe nel Mar Nero

La guerra continua. Secondo Kiev, l'esercito russo ha intensificato i bombardamenti nel Donbass. Ha preso il controllo della località di Metolkine, ma incontra ancora resistenza nella città chiave di Severodonetsk. La Russia accusa a sua volta l'Ucraina di aver colpito piattaforme petrolifere e di estrazione del gas al largo della Crimea, causando 5 feriti e diversi dispersi.

Fronte diplomatico

Sul fronte esterno, l'Iniziativa dei Tre Mari, che comprende una dozzina di Paesi tra Mar Baltico, Mar Nero e Adriatico, ha aperto le porte della cooperazione all'Ucraina. Volodymir Zelensky ha risposto con entusiasmo.

"Quando arriva il nemico, tutto conta: strade, ferrovie, porti, sistema energetico, velocità alle frontiere, persino l'abitudine a lavorare insieme - ha detto - Per questo è nostra responsabilità approfondire tutti i collegamenti in quest'area. Queste connessioni sono la nostra sicurezza".

Questa "sicurezza" si è interrotta da più di tre mesi. Da allora, oltre alla perdita di migliaia di vite umane, è iniziata una distruzione che richiederà anni, forse decenni, per essere riparata.

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