Kim e Trump, c'eravamo tanto amati. Pyongyang prosegue i test

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L’escalation è davanti agli occhi. Sono lontani i tempi dell’incontro fra Kim Jong-un e Donald Trump, i sorrisi, le strette di mano e il simbolico passaggio del 38° Parallelo da parte del presidente americano. I negoziati sul nucleare sono in una fase di stallo e la Corea del Nord ha ricominciato a testare missili balistici a corto raggio, suscitando l’irritazione di Washington. 

Lo scorso 3 dicembre, la Corea del Nord era tornata ad avvertire gli Usa sulla scadenza di fine anno per trovare una soluzione sui negoziati, chiedendo a Washington di scegliere “un regalo di Natale”. Pochi giorni prima, il regime aveva condotto il tredicesimo test di un lanciamissili da inizio 2019, in coincidenza con la festività del giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti. Il 6 dicembre, il regime di Pyongyang ha riesumato l’epiteto non troppo lusinghiero di “rimbambito” per Trump, che a sua volta nel vertice Nato di Londra aveva ancora una volta bollato Kim come “rocket man” (uomo razzo), affermando che gli Usa si sarebbero riservati il diritto di fare ricorso all’opzione militare contro Pyongyang.

E si arriva a oggi. La Corea del Nord annuncia di avere condotto un “test molto importante” nella base di lancio di Sohae. L’agenzia di stato Kcna ha riportato che l’Accademia di scienze per la difesa nazionale ha riferito al Comitato centrale del Partito dei lavoratori di avere condotto con successo il test. Senza fornire dettagli, la Kcna ha inoltre riferito che il test, condotto sabato pomeriggio, avrà un “importante effetto nel cambiare la posizione strategica” nordcoreana.

L’ambasciatore della Corea del Nord all’Onu Kim Song ha detto che i colloqui di denuclearizzazione con gli Stati Uniti sono “fuori dal tavolo dei negoziati”. Parole subito minimizzate da Trump: “Sulla Corea del Nord vedremo. Sarei sorpreso se agisse in modo ostile”, ha dichiarato il titolare della Casa Bianca ai giornalisti. “Ho un ottimo rapporto con Kim Jong...

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