Kim Jong-un a cavallo su Monte Paektu, probabile annuncio?

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L'agenzia di stampa nordcoreana Kcna ha diffuso una serie di fotografie che ritraggono il leader Kim Jong-un su un cavallo bianco tra le nevi che ricoprono la cima del Monte Paektu. Non è la prima volta che Kim si fa immortalare sulla vetta del Monte, anche noto come Baitou, il picco più alto della penisola coreana (2750 m), situato al confine tra Corea del Nord e Cina. La montagna è un simbolo di particolare importanza per la Corea del Nord, indicata e riverita dalla propaganda nazionale come luogo di nascita del padre di Kim, Kim Jong-il.  

Il gesto, fanno notare gli analisti, solitamente precede qualche importante annuncio. Nel 2017, era stato sul Monte poche settimane prima del discorso di fine anno in cui accennò al disgelo con la Corea del sud e nel 2018 vi si è recato proprio con il presidente sudcoreano Moon Jae-in. 

"La sua marcia in sella a un cavallo sul Monte Paektu è un grande evento di notevole importanza nella storia della rivoluzione coreana", sottolinea oggi la Kcna. "Seduto a cavallo in cima al Monte Paektu - prosegue poi l'agenzia - ha ricordato con profonda commozione la via dell'ardua lotta intrapresa per la grande causa della costruzione del paese più potente, con fede e volontà ferma come il Monte Paektu". "Dopo aver assistito al grande momento delle sue riflessioni in cima al Monte Paektu, tutti i funzionari che lo accompagnavano si sono convinti", prosegue l'agenzia nazionale "che ci sarà una grande operazione per colpire nuovamente il mondo di meraviglia e fare un passo avanti nella rivoluzione coreana". 

La domanda che si pongono diversi analisti è ora se Kim voglia rivedere la sua promessa di fermare i test sui missili a lunga gittata e sulle armi nucleari. I colloqui con gli Stati Uniti sono in fase di stallo e Donald Trump sembra distratto da altre questioni di interesse nazionale ed internazionale. Kim potrebbe dunque aver scelto di ricorrere a questo strumento di propaganda per attirare l'attenzione dell'amministrazione americana, cui ha chiesto di presentare entro l'anno un accordo sulla denuclearizzazione e con cui a più riprese ha insistito per un alleggerimento delle sanzioni prima di fare concessioni sul programma nucleare.