Kishida domani incontra Draghi: guerra ucraina preoccupa anche Asia

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Roma, 3 mag. (askanews) - La guerra in Ucraina ha una portata tale che non la si può considerare soltanto un fatto europeo ma, se "si lascia fare alla Russia, avrà un impatto anche in Asia". Questo - secondo quanto ha riferito Noriyuki Shikata, segretario di gabinetto per gli Affari pubblici del governo nipponico - il messaggio di cui si è fatto latore il primo ministro Fumio Kishida nelle sue visite dei giorni scorsi nel Sudest asiatico - Indonesia, Thailandia, Vietnam - prima di giungere oggi a Roma, dove incontrerà domani il presidente del Consiglio Mario Draghi, oltre che il Papa.

La questione ucraina preoccupa notevolmente Tokyo, che ha aperta una disputa territoriale sulle isole Curili meridionali e non ha attivo un trattato di pace con la Russia, tanto che il Giappone "ha deciso di imporre alcune gravi sanzioni" nei confronti di Mosca, ha detto ancora Shikata, e sta facendo campagna tra i vicini asiatici, a partire dai paesi del Sudest asiatico, "ponendo la questione e dicendo che riguarda anche l'Asia".

L'Indonesia ospiterà il summit del G20 e ha invitato anche il presidente russo Vladimir Putin al vertice.

Tokyo, su un altro fronte, "sostiene - ha detto ancora Shikata - l'azione della Corte penale internazionale, di cui è il primo contributore mondiale", nell'indagine sui presunti crimini di guerra in Ucraina e intende inviare "propri procuratori a sostegno della Cpi nella sua indagine".

La questione ucraina e il tema della sicurezza sarà uno dei temi centrali dell'incontro tra Kishida e Draghi, previsto per domani.

Il Giappone ha assunto una posizione sulla vicenda ucraina abbastanza dura, nella misura in cui gli è possibile. Esistono infatti "vincoli costituzionali" che impediscono di andare oltre un certo livello. Per esempio, Tokyo ha inviato approvvigionamenti militari difensivi - giubbotti anti-proiettile e elmetti - ma "è sostanzialmente impossibile per il Giappone" inviare armi letali all'Ucraina, da un punto di vista costituzionale, ha spiegato la segretaria alla stampa del ministero degli Esteri giapponese Hikariko Ono .

Inoltre il Giappone non ha messo in atto sanzioni nel settore del petrolio e del gas, per esempio le compagnie nipponiche non hanno lasciato il grande progetto petrolifero di Sakhalin-2 e il progetto di produzione di gas naturale liquido nell'Artico. "Non siamo dipendenti dalle forniture russe quanto diversi paesi europei - per il 4 per cento del totale per quanto riguarda il petrolio, per il 9 per cento per il gas - e siamo in linea con la posizione del G7", ha precisato Koichiro Matsumoto, vice segretario di gabinetto per gli affari pubblici del governo. Tuttavia per emendarsi dalle forniture russe ci vuole tempo. "Non siamo in condizione di uscire da un giorno all'altro" da questo sistema di forniture, ha detto ancora.

Il Giappone, dopo l'incidente nucleare di Fukushima del 2011, ha virtualmente fermato la produzione di energia elettrica da nucleare e oggi, 11 anni dopo l'incidente, sono ancora solo 8 su 33 reattori sono attivi.

Un altro tema che Kishida proporrà a Draghi, approfittando del fatto che il primo ministro italiano è un economista di peso, è quello del "nuovo capitalismo". Si tratta di un tema che è al centro del programma del primo ministro nipponico. "E' incentrato su due assi: lotta alla disparità tra ricchi e poveri e tra centro e periferie, transizione ambientale", ha spiegato Shikata.

Questa piattaforma politica nasce per fornire una risposta alla sfida dei nuovi autoritarismi, come quello russo e cinese. Lo strumento è l'incentivazione e l'innalzamento dei salari per la classe media, anche con la premialità fiscale, oltre all'ancoraggio al contesto economico del capitalismo occidentale in alleanza con gli Stati uniti (con un ruolo non irrilevante del formato Quad, che include oltre a Washington e Tokyo anche Australia e India), a un rapporto di collaborazione tra pubblico e privato e all'accento posto sulla digitalizzazione e la lotta al cambiamento climatico.

In questa prospettiva aperta, va inquadrato anche un altro tema che Kishida proporrà nel discorso con Draghi: la dottrina del "Free and Open Indo-Pacific".

La regione indo-pacifica è al centro di molte tensioni geopolitiche. La politica assertiva della Cina e la minaccia crescente della Corea del Nord - che ha svolto quest'anno già una decina di test missilistici e ci sono voci secondo le quali potrebbe svolgere anche un nuovo test nucleare - rendono inquieto il Giappone. Entro la fine dell'anno il governo Kishida renderà nota la sua nuova strategia di sicurezza che "dovrà tenere conto della presenza nella regione di minacce poste dalla Cina, dalla Corea del Nord o ora dalla Russia", ha spiegato Shikata.

Questo non vuol però dire una revisione della politica rispetto al nucleare: il governo resta agganciato alla dottrina dei tre "no": non alla produzione, no all'importazione, no all'ospitalità di armi nucleari. D'altronde, il Giappone è il paese che ha vissuto sulla sua pelle gli unici bombardamenti atomici della storia e lo stesso primo ministro, Kishida, proviene da Hiroshima.

Nei giorni scorsi era stato l'ex primo ministro Shinzo Abe a evocare la possibilità di ospitare armi nucleari Usa. "Nella Nato Germania, Belgio, Olanda e Italia prendono parte al 'nuclear sharing', ospitando armi nucleari americane",ha detto l'ex capo di governo. "Dobbiamo capire - ha aggiunto - come la sicurezza viene mantenuta nel mondo e non considerarlo un tabù ma parlarne in una discussione aperta".

Kishida, però, non è Abe. Il sessantaquattrenne premier nipponico è stato il più longevo ministro degli Esteri del Giappone del dopoguerra (curiosamente togliendo il record al padre di Abe, Shintaro Abe) e ha un piglio più morbido, diplomatico, del suo predecessore.

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