Kjaer: "Eriksen? Non sono un eroe. Era un giorno storico per i danesi. Prima festa, poi silenzio"

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(Photo: JONATHAN NACKSTRAND via POOL/AFP via Getty Images)
(Photo: JONATHAN NACKSTRAND via POOL/AFP via Getty Images)

“Non sono un eroe”. Sin da subito Simon Kjaer ha minimizzato gli elogi a lui rivolti, per il sangue freddo dimostrato intervenendo tempestivamente in soccorso del suo compagno di squadra, Christian Eriksen, accasciatosi a terra sul campo il 12 giugno scorso, durante lo scontro Danimarca-Finlandia degli Europei. Il calciatore danese, difensore del Milan, ha ricordato con il Corriere della sera quella giornata.

“Prima la festa, poi il silenzio. Era un giorno storico per tutti noi danesi, la prima partita dell’Europeo, in casa nostra. Poi è successo quello che è successo. Ho avuto la prontezza di restare lucido, come tutti i miei compagni. È stato un lavoro di squadra, avremmo fatto ovviamente lo stesso se fosse stato un avversario. Tutto qua. L’unica cosa che conta è che Christian ora stia bene. Solo quello è importante”.

“Ho fatto solo quello che dovevo fare, senza pensarci, come avrebbe fatto chiunque altro” aveva dichiarato dopo essere corso incontro al compagno, avergli estratto la lingua dalla bocca impedendogli di soffocare, sostenendo poi la moglie dell’amico e il resto della squadra

“L’ho fatto senza riflettere. L’istinto mi guidava e ho fatto quello che dovevo, automaticamente. Era la prima volta che mi succedeva, spero sia anche l’ultima. Spero che quell’immagine abbia sensibilizzato sul tema. I medici sono stati bravissimi, sono intervenuti subito, ma di sicuro sapere cosa fare in certi momenti è fondamentale. Può salvare una vita”

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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