'Klimt e la Secessione' al Palazzo Braschi di Roma con opere anche da Vienna

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Si apre domani al palazzo Braschi di Roma la mostra su 'Klimt, la secessione e l'Italia' - una delle più attese per il valore e il numero delle opere esposte, oltre duecento, cinquanta delle quali firmate dal pittore austriaco Gustav Klimt, riprodotte anche nel voluminoso catalogo edito da Skira - promossa dalla Sovrintendenza capitolina ai beni culturali e prodotta da Arthemisia con Zetema, in collaborazione con il Belvedere Museum di Vienna e in cooperazione con la Klimt Foundation, a 110 anni dal premio che l'artista viennese ricevette proprio a Roma nel 1911 in occasione della Esposizione Internazionale d'Arte.

La mostra, divisa in 14 sezioni, presenta alcune delle opere più famose dipinte da Klimt, come 'Giuditta', 'Signora in bianco', 'Amiche', 'La sposa', nonché il 'Ritratto di signora' celebre anche per il misterioso furto subito nel 1997 dalla Galleria d'Arte Moderna 'Ricci Oddi' di Piacenza e il successivo casuale ritrovamento nel giardino interno al museo dopo oltre vent'anni. Manca ovviamente 'Il bacio', l'opera forse più iconica di Klimt custodita gelosamente al Belvedere di Vienna. A fare da cornice ai quadri di Gustav Klimt sono diversi lavori che illustrano il periodo artistico della Secessione Viennese, di artisti come Josef Hoffmann, Koloman Moser, Carl Moll, Franz von Matsch.

Diversi quadri documentano anche i viaggi di Klimt e il suo rapporto con l'Italia, con tele dedicate al Bel Paese come ad esempio al lago di Garda dove trascorse un'estate. Esposte anche le immagini fotografiche ricostruite digitalmente da Google Arts & Cuture di tre dipinti allegorici noti come i 'Quadri delle Facoltà', ovvero 'Medicina', 'Giurisprudenza', 'Filosofia', che furono realizzate per il soffitto dell'Aula Magna dell'università di Vienna ma poi rifiutate perché ritenute scandalose e andate perse in un incendio nel 1945 al castello austriaco di Immendorf.

Le 14 sezioni sono dedicate in successione alla Vienna del 1900, alle prime opere di Klimt, alla fondazione della Secessione Viennese, al contestuale design, ai viaggi di Klimt in Italia, all'opera 'Giuditta' - ripresa anche nel manifesto della mostra, che resterà aperta al Palazzo Braschi di Roma fino al 27 marzo del prossimo anno - al 'Ritratto di signora', ai 'Quadri delle Facoltà', al 'Fregio di Beethoven' murale lungo 34 metri per due di altezza, alla pittura paesaggistica, all'Esposizione Internazionale di Belle Arti del 1911 a Roma, alla Biennale di Venezia, alla Secessione Romana, a 'La sposa'.

"A cavallo fra l'Ottocento e il Novecento, per gli artisti austriaci l'arte italiana era al tempo stesso un aspetto imprescindibile della formazione e un fardello che rallentava il cammino verso la modernità - spiega la sovrintendente capitolina ai beni culturali Maria Vittoria Marini Clarelli - La protesta della 'Secessione Viennese' fondata nel 1897 con il motto 'A ogni tempo la sua arte, all'arte la sua libertà', segnò proprio l'abbandono dei modelli italiani ma non per questo Klimt smise di interessarsi dell'Italia", come dimostrano i suoi viaggi a Venezia, a Ravenna e sul lago di Garda nonché a Roma "che lo vide indiscusso protagonista del padiglione austriaco per l'Esposizione Universale d'Arte".

Dal suo canto, la direttrice del Belvedere Museum di Vienna, Stella Rolling, che ospita la più grande collezione mondiale dei dipinti di Gustav Klimt, sottolinea "il compito di condividere questo autentico tesoro con il pubblico di tutto il mondo" e nel caso della mostra ospitata a Palazzo Braschi, "testimoniare il legame che Klimt strinse con l'Italia e in particolare con Roma, durante la sua vita".

(di Enzo Bonaiuto)

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