Kosovo, governo rinvia divieto documenti serbi dopo tensioni

Il cancelliere tedesco Scholz e il premier kosovaro Kurti tengono una conferenza stampa a Berlino

MITROVICA, KOSOVO (Reuters) - Il governo del Kosovo ha rinviato al primo settembre l'obbligo per i serbi del Nord del Paese a richiedere targhe automobilistiche rilasciate dalle istituzioni di Pristina, a causa delle tensioni tra polizia e comunità locali che hanno causato dei blocchi stradali.

Nella tarda giornata di ieri, i manifestanti hanno parcheggiato camion pieni di ghiaia e altri macchinari pesanti sulle strade che portano ai due valichi di frontiera, Jarinje e Bernjak, in un territorio a maggioranza serba. La polizia del Kosovo ha detto di aver dovuto chiudere i valichi di frontiera.

"La situazione generale della sicurezza nelle municipalità settentrionali del Kosovo è tesa", ha detto in un comunicato la Kfor, la missione guidata dalla Nato in Kosovo.

A Mosca, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha attribuito l'acuirsi della tensione a quelle che ha definito "regole discriminatorie senza fondamento" imposte dalle autorità kosovare.

Quattordici anni dopo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia, circa 50.000 serbi che vivono nel Nord del Paese utilizzano targhe e documenti rilasciati dalle autorità serbe, rifiutandosi di riconoscere le istituzioni della capitale Pristina. Il Kosovo è stato riconosciuto come Stato indipendente da più di 100 Paesi, ma non dalla Serbia né dalla Russia.

Il governo del primo ministro Albin Kurti ha detto che concederà ai serbi un periodo transitorio di 60 giorni per ottenere le targhe del Kosovo, un anno dopo aver rinunciato a cercare di imporle a causa di proteste analoghe.

Il governo aveva anche deciso che dal 1° agosto tutti i cittadini serbi che si recheranno in Kosovo dovranno ottenere un documento aggiuntivo alla frontiera per ottenere il permesso di entrata.

Una regola simile è applicata dalle autorità di Belgrado ai kosovari che visitano la Serbia.

Ma in seguito alle tensioni di ieri sera e alle consultazioni con gli ambasciatori Ue e degli Stati Uniti, il governo ha detto che rimanderà di un mese, al primo settembre, l'attuazione del piano.

(Tradotto da Chiara Scarciglia, editing Francesca Piscioneri)

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