#KuToo, il movimento contro i tacchi alti a lavoro

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Mai più tacchi in ufficio. E' nato in Giappone un movimento che si schiera contro l'obbligo, per le donne, di indossare i tacchi alti nell'ambiente di lavoro. Si chiama #KuToo ed è stato fondato dall'attivista Yumi Ishikawa, scrittrice ed ex modella, che lo scorso gennaio ha dato inizio alla protesta con un semplice tweet. Lei pensava semplicemente di dare voce a una lamentela, come spesso si fa su Twitter, e invece il suo commento ha avuto oltre 30 mila retweet, e ha svegliato le coscienze delle donne giapponesi.  

Ishikawa allora lavorava per un'agenzia di onoranze funebri ed era costretta dal lavoro a indossare tacchi per oltre otto ore di fila, rimanendo in piedi. Nel suo tweet aveva dichiarato "assurdo" il dolore che i suoi piedi dovevano subire per volere del suo datore di lavoro, mentre i colleghi uomini potevano tranquillamente indossare scarpe basse. Il disappunto dell'attivista è stato subito raccolto da migliaia di utenti e, in breve, è nato l'hashtag #KuToo.  

Il nome è un gioco di parole sul termine 'kutsu' che vuol dire sia 'scarpa' che 'dolore' in giapponese, e ovviamente richiama il più famoso #MeToo delle attiviste americane. Il movimento da internet si è poi spostato nel "mondo reale", oltre 30 mila firme sono arrivate per una petizione che obblighi i datori di lavoro giapponesi a lasciare scelta alle dipendenti sui tacchi.  

Anche il ministero di Salute, Lavoro e Welfare giapponese è stato interpellato da #KuToo - riporta BBC - con la richiesta di formulare una legge che vieti le pressioni sull'abbigliamento femminile. Ma sembra che la risposta, per ora, sia stata poco entusiasta. Il ministro avrebbe ribadito che i tacchi sono "necessari e appropriati", sospendendo per ora la discussione. Ishikawa però non si ferma e le donne, negli uffici, continuano a farsi sentire.