Kyriakides: i vaccini ci sono, la sfida ora è somministrarli

Red
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Image from askanews web site
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Bruxelles, 1 mar. (askanews) - Contrariamente a alla "narrazione" e a certi "giudizi affrettati" che stanno diffondendo alcuni media, il problema della vaccinazione di massa anti-Covid della popolazione europea non è più la produzione e le consegne, secondo i tempi previsti, dei vaccini da parte dell'industria, che sono in costante aumento: ora la sfida vera sarà quella di riuscire a tenere il passo con la somministrazione delle dosi alla popolazione, perché si rischia altrimenti di produrre dei "gap", con parte dei vaccini consegnati che restano inutilizzati. E' l'avvertimento che hanno lanciato oggi il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas e la commissaria alla Salute Stella Kyriakides, durante una videoconferenza stampa al termine della riunione, anch'essa in videoconferenza tra i ministri della Salute dell'Ue.

"La consegna di vaccini aumenterà notevolmente nei prossimi mesi, e entro le prossime settimane avremo un quarto vaccino approvato dall'Ema", quello di Johnson & Johnson. "Ma - ha sottolineato Kyriakides - a questo deve seguire anche la distribuzione dei vaccini alla popolazione, per evitare di produrre dei gap e di lasciare delle dosi inutilizzate". "Oggi - ha continuato la commissaria - abbiamo circa 33 milioni di vaccini somministrati e 11 milioni di persone pienamente vaccinate" nell'Ue, compresa la dose di richiamo.

"Abbiamo fissato l'obiettivo - ha ricordato Kyriakides - di 300 milioni di dosi dei vaccini consegnati entro il secondo trimestre dell'anno; e tra quelle che sono già arrivate e quelle che arriveranno, avremo dosi più che sufficienti per vaccinare il 70% della popolazione adulta dell'Ue entro la fine dell'estate, che è l'obiettivo che abbiamo stabilito. La sfida più grande, quella che dobbiamo affrontare ora - ha insistito la commissaria -, è passare dalla produzione dei vaccini alla loro distribuzione nel corso dei prossimi mesi".

Alla domanda di un giornalista che evocava le "narrazioni", apparse anche sulla stampa italiana, riguardo a un presunto "fallimento dell'Europa" nella corsa alla vaccinazione di massa, il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas ha replicato: "Preferisco commentare i fatti invece che le narrative. Il programma Ue per i vaccini anti-Covid è un successo, e le conclusioni si trarranno alla fine" del processo. "Alcuni critici - ha continuato Schinas - hanno tentato di dare giudizi nelle prime settimane di questo vasto programma di vaccinazione, il più vasto nella storia europea, sulla base di un ritardo che riguarda in realtà una sola azienda (AstrZeneca, ndr), che ci ha informato, in modo piuttosto improvviso, di non essere in grado di onorare gli impegni contrattuali che aveva assunto, a causa di problemi di produzione. Ma da allora la situazione è andata migliorando costantemente. E ora - ha sottolineato - il centro di gravità è più l'attuazione del programma di consegne negli Stati membri, che non il programma in sé".

"È un programma massiccio: abbiamo comprato - ha ricordato il vicepresidente della Commissione - 2,6 miliardi di dosi, più del 25% della capacità globale. Abbiamo assicurato che tutti gli europei avessero accesso ai vaccini alle stesse condizioni in tutta la dimensione geografica europea. Abbiamo impedito - ha rivendicato Schinas - uno scenario da incubo, quello del 'nazionalismo vaccinale', in cui, in mancanza di un quadro europeo, si sarebbe scatenata una competizione tra piccoli e grandi Stati membri su chi ottiene che cosa e a quale prezzo". E invece "ora, nel giro di pochi mesi, raggiungeremo una fase in cui non solo saremo in grado di dare una copertura vaccinale universale alla popolazione dell'Ue, ma saremo anche in grado di aiutare gli altri", nei paesi terzi".

"Insomma, - ha concluso Schinas - coloro che hanno avuto un atteggiamento complessivamente positivo e incoraggiante" rispetto al programma europeo di vaccinazione "e che hanno aspettato a dare giudizi, saranno premiati ('vindicated', ndr) rispetto a coloro che si sono affrettati a dare giudizi prematuri nella fase ancora iniziale del processo".