L'acqua dei rubinetti è sicura?

Acqua contaminata a Vibo Valentia. Secondo il sostituto procuratore Mario Spagnuolo 25 persone, fra loro anche Sergio Abramo (neo sindaco di Catanzaro e presidente della Sorical, società che gestisce gli acquedotti calabresi), con un'ipotesi di reato gravissima: "avvelenamento colposo di acque pubbliche". Per anni nei rubinetti della città vibonese, ma anche in alcuni comuni della provincia di Catanzaro, sarebbero uscite acque contaminate provenienti dal lago Alaco.

La Procura ha posto sotto sequestro il bacino dopo aver verificato che le acque provenienti dall'Alaco erano tutt'altro che a norma: all'interno dell'invaso sono stati rinvenute carcasse di animali in decomposizione e persino gli scarichi di alcune aziende locali. Lo scandalo nasce dalle denunce dei cittadini che per lunghi periodi vedano uscire dai loro rubinetti un'acqua dal colore rossastro ed erano costretti ad utilizzare acqua in bottiglia per dissetarsi, ma non sono mancati i casi di persone che sono dovute ricorrere a cure mediche dopo aver bevuto acqua proveniente dai rubinetti domestici.

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Il caso getta ombre sui meccanismi di controllo. La legge imporrebbe controlli quotidiani da parte dell'Azienda Sanitaria Locale, la mancanza di un allarme repentino ha fatto scattare indagini anche sui responsabili interni all'Asl. Ultimo caso, anche se meno eclatante, di contaminazione delle acque pubbliche risale a fine 2010: metà Molise fu costretto a rinunciare all'acqua di rubinetto per dissetarsi e per cucinare a causa dell'eccessiva presenza di trialometani, sostanze che possono creare danni epatici, ai reni ed al sistema nervoso centrale. 

Si trattò di una "serie di sfortunate coincidenze", ma fare un parallelismo con Vibo Valentia appare azzardato perché la contaminazione venne rilevata dagli organismi preposti al controllo che imposero tutte le contromisure necessarie, comprese le ordinanza che imponevano di sospendere il consumo umano. Altra situazione con la quale appare imprudente fare collegamenti è quella che coinvolge molti comuni del Lazio nei quali l'acqua potabile contiene un quantitativo di Arsenico superiore ai limiti di legge. Sono quasi 800 mila i cittadini, fra le province di Latina, Roma e Viterbo, che attendono da anni la conclusione degli interventi straordinari di potabilizzazione che dovrebbero riportare l'Arsenico a valori accettabili. Nello scorso marzo il governo ha prorogato lo stato di emergenza dichiarato dopo che l'UE nell'ottobre 2010 si rifiutò di concedere all'Italia una deroga sui limiti di concentrazione della sostanza nociva che avrebbe reso "legale" l'acqua anche in quelle zone.

Anche qui è inopportuno fare confronti con quanto accaduto in Calabria: la presenza di Arsenico è "naturale", non proviene da avvelenamenti o contaminazioni esterni, e rappresenta un problema proprio a causa dei rigidi limiti imposti a tutela della salute delle persone dalla legislazione italiana e comunitaria sulla potabilità dell'acqua. L'oro blu che fuoriesce dai nostri rubinetti è controllato (con maggiore frequenza anche rispetto alle acque minerali imbottigliate) e per questo motivo sicuro, almeno fino a prova contraria.

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