L'animale che potrebbe essere attualmente l'unico essere vivente sulla luna

Un bel tardigrado (foto: Getty)

Il tardigrado, o se preferisci 'orso d'acqua', è lungo meno di 2 millimetri. Ma è un tipo resistente: può stare senz'acqua per un decennio, può vivere in Antartide come nel deserto, può rimanere senza ossigeno a lungo. E a quanto pare può stare sulla luna.

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Nella recente navicella inviata sulla Luna da Israele, schiantatasi sul suolo del nostro satellite, c'erano come ospiti alcuni tardigradi. Vista la loro proverbiale resistenza, gli scienziati sono convinti che siano stati in grado di sopravvivere all'impatto, e di conseguenza si presume siano ancora lassù, vivi e forse anche vegeti.

La navicella Beresheet conteneva un ebook, DNA umano, un archivio digitale con tutte le pagine indicizzate di Wikipedia e appunto un migliaio di tardigradi. Schiantandosi a 500 all'ora sul suolo lunare poco è sopravvissuto all'impatto; ma i tardigradi potrebbero essere stati favoriti dalla loro capacità di adattarsi e 'risvegliarsi'. Erano stati 'attaccati' al disco rigido contenente l'archivio digitale, e il disco ha dato segnali dopo l'incidente, essendo contenuto in un punto della navicella più riparato.

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Ora migliaia di tardigradi potrebbero essere sulla luna a prendersi una tintarella. Per loro il problema è che possono probabilmente fare solo quello, visto che sono sì vivi, ma non 'attivi'. Per riattivare il loro stato di deidratazione dovrebbero entrare a contatto con dell'acqua o con ossigeno. Possibile? Secondo le ultime scoperte, sì: il vapore acqueo potenzialmente presente nell’atmosfera lunare potrebbe risvegliarli.

Non solo: con uno schianto a tale velocità, i tardigradi potrebbero essere finiti sotto il suolo lunare, o all'ombra del relitto del Beresheet. In questo caso le particelle d'acqua eventualmente contenute nel suolo sarebbero in grado di dare agli animali abbastanza risorse per una sopravvivenza addirittura decennale.

Gli scienziati sperano che il risveglio sia già avvenuto. Altrimenti? Secondo l'ecologo Ingemar Jönsson i raggi solari non filtrati potrebbero presto uccidere i tardigradi ancora inattivi.