L’artista Finucci a Los Angeles: “Eccovi i detersivi nell’oceano”

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Roma, 2 nov. (askanews) – “What about the 8%?” è l’installazione dell’artista Maria Cristina Finucci, pensata appositamente per il patio dell’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles per accendere un faro sulla questione dell’inquinamento da detersivi negli oceani.

L’opera riproduce la superficie marina mentre l’artista vuole dare al visitatore l’impressione di trovarsi in mezzo al mare, immersi nell’acqua. Proprio lì dove, a differenza dal mondo reale, il detersivo disciolto risulta visibile grazie a un reagente che lo colora. Risultato: un effetto fluorescente innaturale. Al calare della luce diurna, però, appare una richiesta di aiuto da parte degli oceani: il grido “HELP”, ormai cifra stilistica dell’artista.

“La mia ultima installazione è quella di Los Angeles all’istituto italiano di Cultura, diretto da Emanuele Amendola, il cui titolo è “What about the 8?%”. “Sulle bottiglie dei detersivi in genere c’è scritto biodegradabile al 92%. E l’8% che rimane? Qualcuno si cura di questo 8%? In genere, giustamente, ci si preoccupa del contenitore – la plastica che va in mare con tutto ciò che ne consegue – ma del contenuto se ne parla? Normalmente no e soprattutto di quella parte di contenuto che non è biodegradabile”.

Un invito, dunque, a preservare il Pianeta: “Ho pensato di fare un’opera che facesse vedere questa parte di detersivo che normalmente non si vede perché va direttamente in mare e poi è praticamente impossibile riconoscerlo. Ho fatto come una pellicola sopra la testa delle persone che riproduceva la superficie del mare ma così come si vedrebbe se questo detersivo fosse visibile. Ho messo un reagente, con dei sacchi di plastica, dove sottovuoto ho messo il detersivo al quale ho aggiunto il reagente, qualcosa che lo colora, e che lo mette in rilievo. Il risultato è una superficie che si trova sopra la testa delle persone, di un colore verde acido, un colore innaturale, per vedere il mare come sarebbe se si potesse vedere il veleno che c’è dentro.

“Ho usato tanti sacchi di plastica, invece di usare una superficie omogenea, perché non esiste un solo oceano. L’oceano purtroppo è il risultato di tante individualità, di persone, comunità, stati che non si mettono d’accordo, che non perseguono un unico programma e tutta questa parcellizzazione l’ho voluta mettere in evidenza. Ci sono quindi tanti rettangoli, ognuno diverso da quell’altro”.

Finucci è anche a capo dello Stato più esteso al mondo: “Quando ho iniziato le isole erano ancora 5 e la superficie totale di queste isole era di 16 milioni di km2. Adesso è aumentata e posso dire di essere purtroppo il capo di Stato dello stato più esteso del mondo, il Garbage Patch State. Vorrei che i confini di questo stato si riducessero, anzi si annullassero”.

In occasione dell’apertura di questa nuova installazione è stata anche presentata per la prima volta negli Stati Uniti la versione inglese del libro Maria Cristina Finucci “Help”, pubblicato da Rizzoli e scritto da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, docenti dell’Università Ca’ Foscari.