L’attivista afgana: “Tutti i miei sogni sono stati seppelliti”

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Roma, 5 ott. (askanews) – Ha pianto sul volo che da Kabul la portava in Italia, via dalla furia dei talebani. Sogni e progetti futuri infranti, e la speranza di tornare nel proprio paese che si fa sempre più debole. Rahel Saya ha appena 21 anni, quando la sua vita deve cambiare per forza, rotta dal ritorno dei talebani in Afghanistan.

Giornalista e attivista, Rahel vive ora in Liguria. In Italia porta la voce delle donne afghane. A Verona, dove è intervenuta per l’inaugurazione del Training Center Just Academy, dedicato alla formazione delle donne per la vendita nel settore della cosmesi naturale Just, ha raccontato la sua fuga dall’Afghanistan. Chiedendo alla comunità internazionale di ascoltare la voce delle donne.

“Ho 21 anni, negli ultimi anni il popolo afghano viveva una vita normale, la gente era contenta. Poi all’improvviso, in una notte, abbiamo perso tutto. Non sono rimasta sorpresa per l’arrivo dei talebani, ma per la velocità con cui hanno ripreso le città, soprattutto la capitale Kabul: sono rimasta scioccata. Dopo l’arrivo dei talebani mi sono nascosta in casa, sono state le giornate più difficili della mia vita. Poi in aeroporto, vedere tutte quelle donne, i bambini. Sono immagini che non dimenticherò mai. Sul volo per l’Italia ho pianto, non mi vergogno a dirlo. Ho pianto per il mio paese. Tutti i miei sogni e i miei desideri sono svaniti in un attimo”.

“Un dialogo con i talebani? Se ci fosse la possibilità, sarebbe una cosa buona, per assicurare pace e un futuro sicuro per il popolo afghano. Ma guardando ai fatti, non sono ottimista. Al momento non vedo margini-L’Italia in tutti questi anni ha svolto un ruolo molto importante per lo sviluppo del Paese. Sono sicura che l’Italia non ci abbandonerà”.

“Quello che chiedo alla comunità internazionale è di ascoltare le voci del popolo afghano, soprattutto delle donne e dei giovani che gridano per i propri diritti. Mettiamo a rischio ogni giorno la nostra vita, poiché non sappiamo quali saranno le reazioni dei talebani alle nostre manifestazioni. Quindi vi chiedo: non abbandonateci. Ecco cosa chiediamo all’Onu: cercare tutte le strade possibili affinché il popolo afgano abbia un futuro di pace e speranza”.

“La Nato, le loro decisioni, hanno causato un abbandono improvviso della popolazione che si è trovata sola e in piena incertezza. Il ritiro è stata una decisione sbagliata”.

Rahel sogna di tornare, prima o poi, nel proprio paese. “Tutti abbiamo il sogno di tornare nel nostro paese, quando la situazione tornerà normale. Per come è la situazione, ora non c’è possibilità, né certezza, né pace. Ho seppellito tutti i miei sogni in Afghanistan. E ora ricomincio con i miei progetti qui in Italia, per essere utile anche al mio amato popolo”.

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