L.elettorale, Ceccanti (Pd):Salvini abbraccia sistema sbagliato

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Roma, 14 set. (askanews) - "Stupisce l'improvvisa conversione di Salvini per il maggioritario, dal momento che sostenne con forza il no al referendum costituzionale, bocciatura che travolse anche la legge maggioritaria col ballottaggio nazionale dell'Italicum, l'unica legge in grado di assicurare un vincitore certo con un voto in più anche con una frammentazione del sistema dei partiti. Viceversa, in presenza di frammentazione, un sistema tutto basato su collegi uninominali non garantisce affatto questo esito e può sia non produrre un vincitore sia produrre invece un super vittoria in seggi anche oltre i due terzi con un numero limitato di voti". Lo dichiara il costituionalista Stefano Ceccanti,deputato del Pd in commissione Affari Costituzionali.

"Questa conversione repentina - aggiunge- deve fare i conti con la rigorosa giurisprudenza costituzionale sui referendum elettorali che richiede un sistema immediatamente operativo di modo che si possa votare anche senza nessun intervento successivo del Parlamento.

"Ora, in caso di quesito abrogativo che volesse eleggere tutti i deputati e tutti i senatori col sistema uninominale maggioritario -argomenta Ceccanti- occorrerebbe disporre subito di 630 collegi per la Camera e di 315 per il Senato, mentre ne esistono solo 232 e 116 e nessuno è in grado di crearli, anche perché la delega varata con la legge Rosato è scaduta. I referendum di Pannella a cui Calderoli dice di essersi ispirato furono infatti dichiarati inammissibili. Funzionò solo il referendum Segni del 1993 perché non cambiava il numero dei collegi che pr"eesisteva ma solo il quorum e quello Segni del 1999 perché lasciava anch'esso inalterato il numero dei collegi, limitandosi a sostituire per la parte restante l'assegnazione proporzionale con quella dei migliori eletti nei collegi".

"Né può servire allo scopo - ha concluso- la delega contenuta nella leggina 51 del medesimo Calderoli sia perché essa entrerebbe in vigore solo dopo quella della riforma costituzionale sul numero dei parlamentari sia perché l'esercizio concreto della delega sarebbe comunque successivo al giudizio di ammissibilità".