L’esame sul corpo del 15enne suicida nel Brenta avrebbe accertato che nessuno gli ha usato violenza

Ahmed Joudier
Ahmed Joudier

I risultati dell’autopsia dopo la tragedia nel Padovano con quel minorenne che si sentiva “in pericolo” sono abbastanza netti anche se incompleti: “Ahmed Joudier è morto annegato”. L’esame sul corpo del 15enne suicida nel Brenta dopo essere scomparso da casa per giorni e il cui cadavere era stato ritrovato martedì 26 aprile avrebbe accertato che nessuno gli ha usato violenza. A disporre quell’accertamento tanatologico era stata la Procura di Padova e l’esame è stato condotto dal medico legale Andrea Porzionato all’Istituto di Medicina legale dell’Università di Padova.

“Ahmed Joudier è morto annegato”

Ovviamente erano presenti all’autopsia i consulenti di parte. Manca la relazione finale e mancano gli esami tossicologici ma l’esito “meccanico” dell’autopsia appare abbastanza evidente: l’ipotesi del suicidio appare quella più probabile ed esce rafforzata dall’esame post mortem. Non ci sarebbero segni di violenza sul corpo del ragazzo, lo stesso non si sarebbe difeso prima di cadere in acqua e pare che non vi siano indicatori di un’azione costrittiva che avrebbe potuto innescare il suo volo dalla pensilina sul fiume Brenta.

Suicidio si, ma forse “incentivato”

Gli inquirenti quindi al momento propendono per il suicidio, ma potrebbe essere stato un suicidio “incentivato”, come da giorni ripetono madre e sorella di Ahmed. Sulla scorta di questa ipotesi suffragata dalla tetra messaggistica del ragazzo con la sua ex fidanzata la sera della sua scomparsa il sostituto procuratore titolare del fascicolo, Andrea Girlando, sta procedendo per il reato potenziale di istigazione al suicidio.

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