L’esattezza di Luigi Ghirri dentro i livelli di realtà visiva

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Sassuolo, 27 set. (askanews) – Luigi Ghirri, si sa, è il vero inventore del paesaggio italiano moderno, colui che ha dato un nome visivo a luoghi che fino a prima del suo passaggio era come se non esistessero, se non a un livello di abitudine locale che stava al di sotto della consapevolezza. Ma entrando nel sorprendente Palazzo Ducale di Sassuolo si scopre, o meglio, si riscopre l’altra vena del lavoro di Ghirri, quella del gioco – prospettico o visivo che sia – che si affianca alle immagini più celebri e le arricchisce, le completa.

Il progetto realizzato dalle Gallerie Estensi è dedicato agli anni in cui Ghirri ha lavorato con l’azienda di ceramiche Marazzi, tra il 1975 e il 1985, e alle immagini che il fotografo ha scattato intorno a idee come quella delle linee tra le piastrelle, che spesso diventano una trama per altri racconti: astratti, immaginifici o ironici. Ci sono i colori e c’è quello sguardo lievemente opacizzato che è in qualche modo l’impronta di Ghirri, ma c’è anche quella esattezza assoluta di alcune composizioni, un’esattezza che fa pensare a un protagonista decisivo come Giulio Paolini o alle pagine migliori di Italo Calvino, due artisti persi nel labirinto della chiarificazione di ciò che chiamiamo il Reale, nel disvelamento dei suoi molteplici livelli.

E in Ghirri, qui a Sassuolo, questo disvelamento prende strade impreviste, ma a posteriori illuminanti, che vanno a comporre una serie di percorsi che ci avvicinano al mito della lucidità visiva della fotografia. Sospesa in un in tempo che è il suo e ha la forza di diventare anche il nostro.

La mostra “Luigi Ghirri – The Marazzi Years” è curata da Ilaria Campoli ed è valorizzata da un allestimento minimale e filologicamente perfetto dello Studio Folder.

(Leonardo Merlini)

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