L’esito delle analisi forensi del Labanof di Milano hanno confermato l’identità dell’uomo

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I resti di Mohamed Sow vennero ritrovati in un bosco
I resti di Mohamed Sow vennero ritrovati in un bosco

Risolto il giallo dei resti umani ritrovati a Novara: sono di Mohamed Sow, operaio scomparso nel 2001: a certificarlo sono gli esperti del Labanof di Milano, il laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’università degli Studi di Milano diretto dalla tanatologa Cristina Cattaneo, che ha agito sul caso di specie come consulente della Procura di Verbania. Come è avvenuta la comparazione e come si è arrivati all’esito?

Le radiografie del cranio svelano: i resti umani ritrovati a Novara sono di Sow

Confrontando le radiografie craniche che Sow fece dopo un incidente stradale nel 2000 con le ossa craniche ritrovate. I resti vennero rinvenuti da un passante che sette mesi fa allertò i carabinieri nella zona boscosa fra Gattico ed Oleggio Castello, mentre la misteriosa scomparsa dell’operaio senegalese Sow risale al 16 maggio 2001. E quella scomparsa innescò un caso giudiziario intricato: Sow giunse in Italia nel 1998 e trovò lavoro presso l’azienda di metalli di due cittadini calabresi: Rocco Fedele e Domenico Rettura di Taurianova.

Resti umani ritrovati a Novara: i processi ai due imprenditori accusato dell’omicidio

La coppia venne attenzionata dalla magistratura e il sostituto Fabrizio Argentieri li accusò di omicidio e occultamento di cadavere. Nel 2014 e dopo sette processi i due vennero assolti: mancava il cadavere, Sow veniva da un paese non controllabile e la stessa ipotesi del decesso non reggeva alla prova d’aula. Perciò dopo ben 7 processi, nel 2014 arrivò l’assoluzione in via definitiva. La tesi per cui la magistratura sostenne che la coppia aveva ucciso il giovane per una sua “impertinenza” dopo che gli accordi lavorativi con esso erano stati disattesi non maturò come prova a carico in dibattimento.

Il principio giuridico che “ferma” la verità d’aula sui resti umani ritrovati a Novara

E difficilmente i due ex imputati potranno essere processati di nuovo, perché nella procedura italiana vige il principio-brocardo giuridico del “Ne bis in Idem”, per cui una toga non può esprimersi due volte su un procedimento che sia già confluito in un giudicato. Dal canto loro i due imprenditori assolti erano stati arrestati nel 2017 nell’ambito di una maxi operazione contro la ‘ndrangheta.

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