L’estasi di Marina Abramovic, tre video all’Ambrosiana di Milano

L’estasi di Marina Abramovic, tre video all’Ambrosiana di Milano

Milano, 17 ott. (askanews) – Il corpo si libra in un trionfo di pacata serenità sopra il quotidiano. La donna apre le braccia, come ad accogliere e ad abbracciare un Tutto che unisce l’universale e l’intimo. Lei è un brand consolidato dell’arte contemporanea, Marina Abramovic, qui in uno dei video del ciclo “The Kitchen. Homage to Saint Therese”, il luogo è la sala Sottofedericiana della Biblioteca Ambrosiana di Milano, dove è allestita la mostra “Estasi”. Un momento nel quale si congiungono, in una convergenza inattesa, una tappa particolare della carriera della Abramovic, oggettivamente lontana dalla grandezza aspra delle sue più importanti performance, e una riflessione sulla storia del cattolicesimo, all’interno di uno spazio contiguo alla cripta di San Sepolcro, simbolo e luogo religiosamente rilevante.

Marina, il corpo, il teschio, le mani. I film documentano un performance realizzata nel 2009 a Gijòn; tecnicamente perfetta, emotivamente adeguata alla figura canonizzata di Teresa d’Avila e al contesto della mostra. Resta il dubbio che la Abramovic abbia lasciato una traccia nella storia dell’arte per altri lavori, che la problematicità disturbante o il dolore siamo stati elementi decisivi per la sua rilevanza. Certo, l’estasi è comunque il culmine di un dramma umano e teologico, ma parlando di quello spazio aperto e anche conflittuale che chiamiamo contemporaneo, si avverte la sensazione di essere un po’ distanti dal cuore pulsante attuale della ricerca, pur con in cartellone il grande nome dell’artista serba.