L’eventualità che il virus “influenzi” il voto non è campata in aria, ma il quorum non dovrebbe saltare

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Il Presidente uscente il 3 febbraio, Sergio Mattarella
Il Presidente uscente il 3 febbraio, Sergio Mattarella

La maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini su 1008 grandi elettori e la maggioranza assoluta dal quarto in poi: ecco le condizioni per eleggere il Presidente della Repubblica anche se alla data di lunedì 24 gennaio vi fossero dei grandi elettori positivi al covid. Anche perché uno scenario alternativo, quello in cui grazie ad Omicron addirittura potrebbero esserci “troppi” grandi elettori a casa con il virus, non è nel novero delle possibilità normate dalla Costituzione, se non aa prezzo di acrobatiche pelosità.

Grandi elettori positivi al covid: perché l’ipotesi del voto a distanza è impraticabile

In merito bascula la proposta del costituzionalista e Dem Ceccanti di ricorrere al voto elettronico ma si vanificherebbe la segretezza dello stesso applicata in punto di norma nel ‘92 con l’elezione di Scalfaro assieme al “Catafalco” per votare in serenità. Senza contare che l’elezione del capo dello Stato è figlia proprio di quella “fisiologia” dei capannelli, delle discussioni e delle strategie in divenire che presuppongono la presenza fisica degli elettori.

Quanti sono approssimativamente i grandi elettori positivi al covid “censiti” prima delle feste

Veniamo a bomba: prima dell’interruzione dei lavori parlamentari ad eccezione della seduta speed per il nuovo decreto anti covid i parlamentari positivi erano circa 30, una ventina di deputati e circa una decina di senatori. Non si hanno notizie certe in ordine ai delegati regionali che sono selezionati a parte. A fare i conti così e considerando che al 24 gennaio mancano ancora più di due settimane il potenziale trend di contagio, del tutto ipotetico, poterebbe il numero di positivi “in pectore” a meno di 100, il tutto con Sergio Mattarella che ex lege il 3 febbraio dovrà fare ciao ciao ai corazzieri. Il presidente della Camera Roberto Fico ha dunque una gatta in più da pelare e le prossime riunioni in Camera e Senato del 10 ed 11 gennaio daranno un quadro più aggiornato, sia per gli assenti per contagio che per quelli eventuali per contatto, anche se a costoro il governo ci ha già pensato con le nuove norme sulle quarantene (quando si dice il caso). Diciamo che il tetto “quota 100” per i contagi covid per i grandi elettori non inficerebbe l’elezione da un punto di vista formale.

Procedure emergenziali in aula e grandi elettori positivi al covid: a chi potrebbe fare lo “scherzetto” il virus

Le procedure emergenziali sono comunque allo studio: sanificazione costante durante e negli intermezzi della “chiame” e forse due votazioni al giorno in scaglioni di orario. Altra faccenda invece, e questa è quella più seria e paradossale, è quella legata a “quali” grandi elettori dovessero mancare alle chiame: il covid è democratico e potrebbe andare ad incidere proprio sui blocchi di quei “candidati” che su decine secche di supporter contano. È una riffa insomma, e potrebbe inguaiare, a citare due casi per tutti, Mario Draghi che ha bisogno di un plebiscito alla prima chiama e Silvio Berlusconi che alla quarta chiama e salvo retromarce dell’ultima ora vuole mettere a massa critica la sua “campagna acquisti” di una 50na di “pezzi” fra i peones del gruppo misto e fra i Cinquestelle “morbidi” a cui ha lisciato il Reddito di Cittadinanza. Insomma, a vederla in iperbole, sarà la prima volta nella storia della Repubblica che uno dei grandi elettori potrebbe avere una proteina spike al posto delle braccia.

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