L’evoluzione del Covid: dalla pandemia all’endemia

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Bergamo, 16 giu. (askanews) – Dalla pandemia all’endemia, dall’emergenza alla convinvenza. Il gotha dei virologi e degli infettivologi riunito a Bergamo per la 14esima Conferenza Italiana sull’Aids e la ricerca antivirale non ha dubbi: dopo due anni e mezzo dal primo focolaio in Nord Italia, 4 pesanti ondate pandemiche, lockdown, qurantene, mascherine e una lunga sequenza di varianti e subvarianti, il Covid 19 imparerà a convivere con noi e noi con lui.

‘Sicuramente – spiega Pier Luigi Lo Palco, professore ordinario di Igiene all’Università del Salento – siamo e abbiamo già superato quel punto di svolta che abbiamo un po’ definito il passaggio da una situazione di emergenza pandemica ad una situazione endemica. Che vuol dire endemica? E’ quello che ci aspetta: dobbiamo convivere con questo virus. E’ un virus che è entrato nella comunità umana, continuerà a circolare, la circolazione magari sarà meno elevata o più elevata anche a seconda delle stagioni o a seconda di quelle che sono le varianti virali che man mano si stanno affacciando e che stiamo imparando a conoscere. Ma comunque l’emergenza possiamo dirlo è ampiamente alle spalle’.

Ma quali sono i farmaci più indicati per affrontare la ‘convivenza’ con il virus?: ‘I farmaci antivirali e gli anticorpi monoclonali – aggiunge Lo Palco – sono le armi che oggi abbiamo in mano proprio per gestire questa sorta di normalità, di risposta normale ad una malattia infettiva che è comunque importante: questo virus può causare malattia grave, la circolazione è virale ma è tenuta sotto controllo dal fatto che grazie ai vaccini, la stragrande maggioranza della popolazione fra vaccinazioni e circolazioni virali ha una sorta di immunità di base che limita la circolazione del virus. Però il virus continua a circolare, anche perchè ci sono nuove varianti. Che cosa dobbiamo fare? Se qualcuno è a rischio, in caso di infezione, di sviluppare la malattia grave abbiamo a disposizione queste armi. Ecco perchè queste armi, farmaci antivirali e anticorpi monoclonali, sono oggi il fulcro della risposta a questa circolazione virale’.

Particolarmente efficace si è dimostrato il molnupuiravir, antibiotico sviluppato dall’americana MSD. Ecco come funziona ‘E’ un meccanismo molto peculiare che nasce da una lotta che l’essere umano fa naturlamente con i virus da milioni di anni – sottolinea Carlo Federico Perno, professore ordinario di Microbiologia all’Unicamillus di Roma – . Per difendersi dai virus e in particolare da alcuni virus l’organismo umano ha sviluppato delle molecole naturali che accompagnano il virus a mutare sempre di più, non di meno, di più. Perchè un virus che muta è un virus instabile e un virus instabile e il virus instabile si perde. Il molnupuiravir mima questo effetto naturale, cioè costringe il virus a variare di più. Uno dice: ah ma allora generiamo delle varianti. Assolutamente no. E’ un sistema per costringere il virus a variare in maniera pazza, atipica, e quindi genera di fatto tutte queste varianti che però non sono replicanti. Il virus muore’.

Un farmaco che ha già dimostrato tutta la sua efficacia: ‘Intanto la cosa più interessante

è che siamo riusciti a trattare i pazienti nei primi due giorni dall’esordio dei sintomi e questo mi pare un punto fondamentale perchè prima li usi meglio è, perchè c’è una minor progressione evidentemente verso il ricovero e verso le forme più gravi’, osserva Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova che aggiunge: ‘Fondamentalmente i pazienti progrediscono molto meno rispetto a chi non riceve questo farmaco verso la necessit ossigeno il ricovero in terapia intensiva e anche l’evento morte. Credo che avere una freccia un più al nostro arco voglia dire affrontare questa fase, che è decisamente migliore, ma soprattutto la fase che vedremo nel prossimo autunno in maniera pià serena’.

‘Credo che sia uno dei farmaci antivirali oggi più prescritti perchè è facile da usare, ha pochi effetti collaterali, ed è molto efficace nella clinica – precisa ancora Perno – ‘E’ un dato di fatto che riduce notevolmente l’evoluzione della malattia verso la terapia intensiva e verso la morte, che detto tra noi è l’unica cosa che si interessa’.

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