L’ex premier è il solo collante che potrebbe mettere assieme le varie anime del nuovo “sentiment”

Luigi Di Maio e Mario Draghi nella ormai famosa immagine-meme
Luigi Di Maio e Mario Draghi nella ormai famosa immagine-meme

Il rebus di queste ore dopo la crisi di governo è quello su chi può unire il grande centro: ecco i quattro leader del partito di Mario Draghi, cioè i rappresentanti di una pulsione unica che però hanno bisogno di un uomo-mastice. L’ex premier è il solo collante che potrebbe mettere assieme le varie anime del nuovo “sentiment” e in queste ore potrebbe avere più di una ragione per farlo.

Chi può unire il grande centro? SuperMario

Non ultima quella di “punire” Silvio Berlusconi che lo ha esautorato e che continua a proclamare la centralità di Forza Italia dovunque cada la declinazione della parola “centro-destra”: a destra se si rivolge a Salvini e Meloni e al centro se si rivolge ai centristi. Ma chi sono gli “affamati di centro” che aspettano un conducator? Sono quei leader che hanno la rotta su riformismo, pragmatismo, fede euro-atlantica e zero veti ideologici.

Il terzo polo: chi ci sta e cosa vuole

Il terzo polo sarebbe composto da loro: Carlo Calenda, Luigi Di Maio, Matteo Renzi e Giovanni Toti. A loro però serve una figura in grado di tenere insieme tutte le possibili componenti del centro. Non va dimenticato che in quel calderone si va da Italia Viva a Insieme per il Futuro, fino all’Italia al Centro. E per i sondaggisti il terzo polo può puntare al 15%. Chi lo dice? Nicola Piepoli, per cui però “la conditio sine qua non per riuscirci” è una “unione federativa”. Il commento sul tema è chiaro: “Lo spazio c’è ed è notevole  ma solo se correranno tutti d’amore e d’accordo intorno a un unico leader”. Inutile precisare chi debba essere lo stesso, almeno nelle “pie” intenzioni dei quattro protagonisti.

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