L’Oms e l’Aifa hanno già dato un parere di indirizzo positivo

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Ema verso il si ad AstraZeneca, ma poi decideranno gli Stati
Ema verso il si ad AstraZeneca, ma poi decideranno gli Stati

Ema verso il si ad AstraZeneca, ma poi decideranno gli Stati con il setaccio di limitazioni specifiche all’uso del vaccino contro il covid ritirato anche in Italia. Manca davvero poco al pronunciamento dell’Agenzia Europea del farmaco sulla sospensione di AstraZeneca. Una sospensione che aveva trovato input iniziale con il parere dell’istituto Paul Ehrlich, l’agenzia federale tedesca per i vaccini e altri medicinali. Secco il verdetto: “Frequenza di casi di trombosi venosa cerebrale verificata negli individui vaccinati superiore a quella attesa nei non vaccinati”. Da quel momento in poi in Europa si era creato un effetto domino clamoroso. Avevano infatti sospeso l’utilizzo Italia, Francia, Spagna e altri Paesi UE. Tutto fino allo screening ulteriore del vaccino anglo-svedese da parte dell’Ema.

AstraZeneca, atteso il verdetto Ema

Ema che però ha sempre ribadito come sul caso di specie “i benefici del farmaco siano superiori ai rischi”. Il verdetto atteso per il pomeriggio di oggi 18 marzo si avvia dunque ad essere positivo, con AstraZeneca di nuovo potenzialmente utilizzabile e ‘benedetto’ anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’Oms infatti ha diffuso una nota del 17 marzo in cui ribadisce che i benefici vincono sui rischi. E la stessa Agenzia Italiana del Farmaco, per bocca del presidente Giorgio Palù, aveva confermato. Palù lo aveva spiegato senza mezzi termini: “Il rapporto rischi-benefici per il vaccino di Astrazeneca è nettamente a favore dei benefici. Ovviamente si può attendere la valutazione dell’Ema che, probabilmente, io mi aspetto, darà una nota di avvertenza perché se ci sono soggetti femminili che hanno avuto trombosi, bisognerà studiarli. Soprattutto le donne che prendono la pillola, che è un farmaco pro-trombotico o che hanno difetti della coagulazione. Una maggiore attenzione, cioè, per questi soggetti”.

Limitazioni: toccherà agli stati

A fare i conti della serva dunque tutti credono in AstraZeneca ma nessuno vuole prendersi la responsabilità di ‘benedirlo’ tout court. Nessuno tranne gli stati nazionali. Il nodo da sciogliere è questo: probabilmente l’Ema rimetterà in carreggiata AstraZeneca ma non certificherà in maniera netta l’esclusione della concausa fra tromboembolie e vaccino. Questo perché per chiarire quel dato in maniera incontrovertibile serviranno studi che legano male con le esigenze di riprendere immediatamente le vaccinazioni in piena terza ondata. E l’uovo di Colombo potrebbe perciò essere un pronunciamento si a favore, ma che deleghi ad ogni singolo Stato la facoltà di decidere autonomamente come usare il siero. Una soluzione che è in punto di diritto e di cautela al tempo stesso, perché sarebbero i governi in quel caso ad esercitare la loro sovranità stabilendo eventuali limitazioni d’uso per soggetti specifici.

Effetti collaterali nel ‘bugiardino’

Questo porterebbe l’Ema a stabilire la presenza di effetti collaterali all’interno del ‘bugiardino’ del vaccino, anche se la loro irrilevanza statistica consentirebbe di non riportarli. I casi di trombosi sospetti infatti in tutta Europa non sono più di 11 su 5 milioni di vaccinati con AstraZeneca. A quel punto, con un gattopardesco “tutti contenti” riprenderebbe la campagna vaccinale. All’Europa servivano 180 milioni entro giugno ma ne arriveranno appena 70. L’Ue accusa il Regno Unito di importare vagonate di Pfizer ma di non esportare abbastanza AstraZeneca, che è prodotto prevalentemente su suolo britannico.

La guerra al Regno Unito di Ursula

E Ursula von der Leyen si è detta pronta ad “usare ogni strumento. Non sta tornando indietro nulla all’Ue. Se la situazione non cambierà” Bruxelles calerà l’asso. Cioè valuterà se collegare l’autorizzazione all’export al “livello di apertura” degli altri Paesi. “Tutte le opzioni sono sul tavolo. Dobbiamo garantire che gli europei siano vaccinati al più presto”. Una vera piccola guerra all’interno della grande guerra al covid.