L' Opec+ non trova l'intesa sui tagli alla produzione. Crolla il prezzo del petrolio

Giandomenico Serrao

Quella di venerdì 6 marzo potrebbe essere una data molto importante per il mondo dell'energia. È il parere di molti analisti secondo cui il mancato accordo in seno all'Opec+ segna, di fatto, la morte dell'organizzazione nata, a dicembre del 2016, sotto l'impulso dei paesi Opec e degli altri produttori guidati dalla Russia. Finora era andato, tutto più o meno bene. I rappresentanti dei 24 paesi - 14 Opec (Algeria, Angola, Ecuador, Guinea Equatoriale, Gabon, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela), e gli altri 10 non aderenti al cartello (Azerbagian, Bahrain, Brunei, Kazakhstan, Malesia, Messico, Oman, Russia, Sudan, Sud Sudan) - avevano sempre trovato una quadra, anche partendo da posizioni distanti. Oggi, di fronte al crollo della domanda e delle quotazioni per l'epidemia da coronavirus, l'organizzazione non ha trovato un'intesa.

A mettere i bastoni tra le ruote è stata la Russia, non convinta che un ulteriore taglio alla produzione di 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno sia la risposta giusta. Nei giorni scorsi, ufficialmente, Mosca aveva sempre affermato che era prematuro prendere misure così drastiche di fronte a una situazione - quella del coronavirus appunto - di cui ancora non si conoscevano bene effetti e, soprattutto, durata.

Ora molti sostengono che il presidente Vladimir Putin segua altre strategie. "I russi possono vivere con un barile di 40 dollari e sembra che siano pronti a sostenere prezzi ancora più bassi a breve termine", spiega un analista. Il Paese ha basato le sue previsioni di bilancio su un barile di Brent a 42,4 dollari e si ritiene soddisfatto dei prezzi correnti. 

Solo a dicembre scorso l'Opec+ aveva tagliato la produzione di altri 500.000 barili al giorno (350.000 in capo ai Paesi Opec e 150.000 ai non Opec) per un totale di 1,7 milioni di barili complessivi. Alcuni Paesi, tra cui l'Arabia Saudita, si erano impegnati a una riduzione di quota più consistente, su base volontaria, portando il totale dei tagli a 2,1 milioni di barili. 

La Russia non solo ha rifiutato i nuovi tagli ma, di fatto, si è liberata da ogni tipo di vincolo futuro. "Considerando la decisione presa oggi, dal primo aprile in poi, né noi né nessun paese Opec o non Opec è obbligato ad effettuare tagli alla produzione", ha avvertito il ministro dell'Energia russo Alexander Novak senza tanti giri di parole. 

Tutto questo ha provocato un vero e proprio collasso delle quotazioni con un calo del 9% per il Brent e dell'8,5% per il Wti. Un ritorno al passato, al 2014, quando Russia, Arabia Saudita e Usa lottavano per le quote di mercato mondiali facendo a gara per aumentare la produzione. Poi i prezzi crollarono sotto i 30 dollari e Mosca e Riad decisero di dare vita all'Opec+. Quest'anno, in meno di tre mesi, il Brent ha perso un terzo del suo valore scendendo sotto i 46 dollari al barile.

L'accordo in essere terminerà alla fine di marzo. Ieri l'Opec aveva deciso tagli per 1,5 milioni di barili fino alla fine dell'anno, pari a circa l'1,5% della domanda globale. Sempre ieri i 14 paesi Opec avevano proposto di sommare questi tagli ai 2,1 milioni di barili dell'Opec+ portando i tagli globali a 3,6 milioni, circa il 3,6% delle forniture.