L'Ucraina protesta con Netflix per 'Emily in Paris'

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(Photo by Phillip Faraone/Getty Images for Netflix)
(Photo by Phillip Faraone/Getty Images for Netflix)

La seconda stagione di 'Emily in Paris', non ha fatto in tempo a uscire su Netflix che è finita sotto attacco. A schierarsi contro la serie per il suo modo di rappresentare la realtà con stereotipi e cliché è stata l'Ucraina.

Il Paese ha puntato il dito contro il modo in cui è stato dipinto il personaggio di Petra, una donna di Kiev che trascina la protagonista, interpretata da Lily Collins, a rubare vestiti e borse in un grande magazzino della capitale francese.

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Un ritratto che il ministro della cultura ucraino, Oleksandr Tkachenko, ha definito "offensivo". "Un'immagine caricaturale. È così che vengono visti gli ucraini all'estero?", ha scritto su Telegram il ministro che ha inviato una lettera a Netflix.

Non è la prima volta che la serie viene criticata per la sua rappresentazione di diverse nazionalità. Nella prima stagione a finire sotto scacco sono stati i francesi rappresentati come maleducati, pessimisti,e sciatti.

Nella seconda, oltre a Petra, colpisce il personaggio di Alfie. Si tratta di un giovane di Londra che lavora in banca e passa il suo tempo libero a guardare partite di calcio e bere birra al pub.

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