“L’ufficiale e la spia”, Seigner: contro razzismo e fake news

“L’ufficiale e la spia”, Seigner: contro razzismo e fake news

Roma, (askanews) – Un’accurata ricostruzione, la storia di come un singolo uomo possa superare ogni barriera in nome della giustizia, un monito per il futuro in un momento in cui l’antisemitismo ha ripreso piede: il film di Roman Polanski “L’ufficiale e la spia”, nei cinema dal 21 novembre, è questo e molto altro.

A Roma il produttore Luca Barbareschi e l’attrice Emmanuelle Seigner, moglie del regista, hanno presentato questo racconto minuzioso ma anche epico: il racconto di come un uomo, l’ufficiale George Picquart, sia riuscito a schierarsi contro i vertici militari e dello stato quando, nel 1895, il capitano ebreo Alfred Dreyfus venne ingiustamente condannato per spionaggio. Seigner, che è una delle interpreti del film, con Jean Dujardin e Louis Garrel, spiega:

“E’ un film piuttosto ambizioso, c’è voluto del tempo per farlo ma arriva in un momento perfetto in cui l’Europa… C’è una frase del colonnello Picquart nel film che dice ‘quando una società arriva a quel punto vuol dire che è in decomposizione’. Credo che siamo proprio in un periodo così, in cui c’è moltissimo antisemitismo, di razzismo, della paura dello straniero, dell’altro, e di fake news, in cui le mensogne sembrano più importanti delle verità. Il colonel Picquart, Emile Zola, tutti loro fanno di tutto per difendere un uomo, una causa, la verità. Ci si rende conto nel film che l’essere umano non è evoluto molto, non impara dalla propria storia”.

Polanski mostra come per far emergere la verità, nel caso dell’affaire Dreyfus, siano stati importanti la stampa libera, gli intellettuali che si schierarono a suo favore, come Emile Zola, mentre il popolo lo condannava ancor prima delle sentenze. Il suo, in qualche modo, è anche un film contro le condanne mediatiche e i populismi.

“Noi ci siamo dimenticati che l’Europa si è menata sempre, abbiamo avuto guerre sempre, ora ci sembra di vivere in pace ma è cinquant’anni, può scoppiare una guerra mondiale domani mattina, perché oggi la tecnologia è fuori controllo, la verità, i contenuti non sono più gestiti, e il populismo porta alla gente che impazzisce”.