L’ultima vittima riconosciuta per la strage della Marmolada e il ricordo di un genitore distrutto

Nicolò Zavatta
Nicolò Zavatta

Il racconto straziante del papà di Nicolò Zavatta è riassumibile in quello che il 22enne vicentino rappresentava per chi lo amava: “Era la colonna sonora della famiglia”. L’ultima vittima riconosciuta per la strage della Marmolada ha preso vita di nuovo nel ricordo che un genitore distrutto, papà Michele, ha fatto al Corriere della Sera. Nicolò era di Ponte di Mossano ed aveva un baricentro certo: la musica, musica rock. Ha detto Michele: “Lui era la colonna sonora della nostra famiglia, io e mia moglie siamo grati di aver potuto crescere un ragazzo come lui”.

Il racconto straziante del papà di Nicolò

Nel raccontare di suo figlio, Michele ha detto: “Era un ragazzo che aveva davanti a sé molti fronti aperti. In autunno doveva partecipare a uno stage Erasmus in Austria, si preparava per diventare alpinista esperto e poi c’era il suo grande amore, la musica. Aveva molti fronti aperti e sicuramente avrebbe avuto un gran futuro”. E poi quel cardine sempre presente, la musica: “Già a due anni e mezzo aveva chiesto a Babbo Natale una chitarra. Ha preso a suonare e non ha smesso più. Ma, soprattutto, è stato una vita a seguire concerti. Amava la musica dal vivo: David Gilmour, Deep Purple, Litfiba e, in particolare, Ligabue. Siamo stati tante volte a seguire i concerti live”.

I concerti assieme e il rock di Ligabue

Michele ai concerti ci andava con il figlio: “Due mesi fa al concerto dei Litfiba a Padova abbiamo perso la voce da quanto abbiamo gridato di felicità. Un mese fa, invece, siamo stati a Campovolo, tutta la famiglia, per il concerto di Ligabue. Nicolò lo adorava. Dopo la prima volta nel 2008 all’Arena di Verona, non si perdeva un concerto”. E ancora: “Già a cinque anni ci aveva detto che avrebbe voluto fare il chitarrista di Ligabue. Lui, tra l’altro, aveva il dono dell’orecchio assoluto, aveva pure creato una sua band e inciso un disco”.

“Voleva diventare alpinista”

E sugli ultimi momenti di interazione con il figlio papà Michele chiosa: “Ci ha telefonato alle 13,21. Era assieme agli altri a pian dei Fiacconi, sereno e in sicurezza. Non erano andati su, a Punta Penia, perché era una giornata di addestramento e formazione. Loro stavano facendo un esercizio di salvamento su un crepaccio. Nicolò voleva diventare alpinista e si stava formando per questo”.

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