L'80% non basta: obiettivo 90 per i vaccini. Galli: "L'obbligo arriverebbe troppo tardi"

·3 minuto per la lettura
(Photo: Francesco Prandoni via Getty Images)
(Photo: Francesco Prandoni via Getty Images)

L′80 per cento non basta più. Il target fissato per la copertura vaccinale in Italia risulta adesso troppo generoso, alla luce dell’invasività della variante Delta. Attualmente nella penisola il 71,65% della popolazione over 12 ha completato il ciclo delle somministrazioni anti covid: a 8 punti dal traguardo, l’asticella si alza. Il governo fissa l’obiettivo al 90% e per raggiungere la quota si valuta di imporre l’iniezione.

“Speriamo di ottenere l’obiettivo del 90% senza, ma altrimenti bisognerà prevedere l’obbligo alla vaccinazione”, ha dichiarato Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, in un’intervista al Messaggero. 90 è una percentuale che ricorre. Nove su dieci sono anche i non vaccinati che occupano le terapie intensive, secondo i dati riferiti da Giovanni Migliore, Presidente della Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere. Da qui si spiega la necessità di spingere più persone a prenotare un appuntamento con Pfizer e soci.

“I vaccinati hanno possibilità nettamente inferiori di infettarsi”, spiega ad Huffpost Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, “Tuttavia la Delta è una variante molto diffusiva, in grado di contagiare anche gli immunizzati, pur non causando sintomi gravi tali da portarti in ospedale, se non eccezionalmente”. In questo stato di cose, l’immunità di gregge di cui tanto si era parlato diventa irraggiungibile, perché “la variante sfugge al controllo del vaccino. Questo è il motivo per cui non ti puoi accontentare di un numero seppur alto, ma non sufficiente di vaccinati”.

E se il 90% dovesse essere raggiunto? Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio, propone in quel caso di riaprire tutto ed eliminare il Green Pass. “Una volta tagliato il traguardo, consentiamo alle Regioni virtuose di riavvicinarsi alla normalità. Io guardo con molto interesse alla Danimarca”, ha dichiarato al Messaggero. Copenaghen riaprirà tutto il 15 settembre dicendo addio al lasciapassare vaccinale. “Perché non possiamo farlo pure noi?”. Ovviamente “si tratta di decisioni che deve prendere il governo”, precisa l’assessore.

Troppo ottimismo, secondo il professor Galli, che precisa: “Se il 90% arriverà a garantirci la sicurezza lo diranno i fatti”. Anche questo target potrebbe essere insufficiente, dunque. Lo chiarisce lo stesso Roberto Speranza, che in un’intervista al Corriere ha specificato che “potremmo trovarci in difficoltà anche con più del 90% di vaccinati”. Una questione di cui ci si dovrà occupare poi, ora il problema è incentivare le persone a infoltire il bacino degli immunizzati e il piano “obbligo vaccinale” sembra essere la soluzione finale, di cui tutti vorrebbero fare a meno, ma senza escluderne la necessità. “Non ho obiezione ideologica nei confronti dell’obbligo vaccinale”, dice Galli, tra i favorevoli, “Nell’interesse collettivo può essere imposto. La libertà nostra finisce dove comincia quella degli altri, la sicurezza collettiva prevale sulla valutazione individuale. Tuttavia per imporre l’obbligo ci vogliono settimane o mesi. Al di là di prospettare questa soluzione, dobbiamo prevedere strumenti più immediati”.

L’estensione del green pass, ad esempio. Con il ritorno in ufficio di settembre, aumentare ulteriormente i luoghi per i quali è necessaria la certificazione verde, potrebbe bastare a persuadere le persone. “Le condizioni di sicurezza esigono che chi frequenta i luoghi affollati in qualche modo dia garanzie di non contagiare nessuno. Quindi, il Green pass è una misura che va esattamente in questa direzione. Quindi, ne prevedo un’ulteriore estensione”, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.

Galli sottolinea l’importanza di cercare soluzioni rapide, ma le misure adottate al momento stanno già sortendo effetti visibili: “Tranne che in alcune situazioni sparse nel paese, io non credo che questo autunno possa essere anche solo lontanamente comparabile a quello dell’anno scorso. È inevitabile che le prossime settimane porteranno delle preoccupazioni, ma non ci saranno gli effetti deleteri come il 2020. Non possiamo sperare che di punto in bianco tutto si sistemi, perché il virus sta circolando, più di quanto si registri”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli