La babele delle regioni frena la 'guerra' al virus

Vincenzo Marsala
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AGI - La pandemia incalza e le Regioni si muovono in ordine sparso per potenziare la campagna vaccinale, ma il rischio è che questa babele freni la corsa per immunizzare il Paese.

"I famosi 500 mila vaccini al giorno, che è il nostro obiettivo nazionale, lo possiamo raggiungere se ognuno farà il proprio pezzettino regionale e locale. Siamo in guerra e serve forse qualche norma di guerra", ha dichiarato il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, intervenendo all'apertura del maxi hub di vaccinazione alla Fiera di Genova.     

"Mi pare che qualcosa si stia già facendo - ha sottolineato - sull'impiego ad esempio delle farmacie, è stata fatta una norma. Così come è stata fatta una norma per sbloccare l'attività degli infermieri al di là di quello che fanno ordinariamente. Tante cose noi siamo pronti a recepire per risolverle tecnicamente. Fateci vedere le 'best practice', ma fateci vedere anche dove sono le criticità, così riusciamo a intercettarle bene lavorando insieme". 

Affermazioni che arrivano a pochi giorni dai rilievi del premier Mario Draghi su alcune scelte delle regioni nelle vaccinazioni, in particolare a quelle che hanno trascurato gli anziani. A rincarare la dose era stato il ministro della Pa, Renato Brunetta: “Il nostro Paese ha perso 3 mesi, quelli iniziali, gennaio e febbraio certamente, e marzo ha avuto il cambio di governo per cui si è dovuta ridefinire strategia. La logistica è una scienza esatta e dall'inizio non è stata scelta la strada di una logistica di vaccinazione da Paese avanzato quale siamo”. “Poi c'è la questione dell'approvvigionamento - ha aggiunto Brunetta - ma lo vedrei in un secondo piano, perché i vaccini ci sono ma abbiamo coefficienti di utilizzo del 75%, quindi abbiamo vaccini in magazzino”.

In questo quadro, non manca la corsa regionale al vaccino per garantire un approvvigionamento più fluido e alzare il ritmo di somministrazioni. La prima fuga in avanti è del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca che ha prenotato una fornitura del siero russo Sputnik nonostante non sia ancora arrivata l'autorizzazione dell'Ema. A cui si accoda il governatore del Veneto, Luca Zaia che aveva già valutato la possibilità di acquisto e adesso torna all'attacco: “Se lo fa la Campania, lo facciano tutti”. E intanto lancia l'esperimento della vaccinazione senza appuntamento per gli anziani, testato nel Trevigiano. 

Ma il presidente dell'Emilia-Romagna e della conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, cerca di frenare i colleghi, "nessuno può acquistare senza l'ok di Ema" e invita e pensare in un'ottica nazionale: “Siamo una nazione, non venti piccole patrie”. 

Sulla stessa lunghezza d'onda il Friuli Venezia Giulia che, per bocca del suo governatore, Massimiliano Fedriga afferma: "Abbiamo ricevuto in passato un'offerta sia per quanto riguarda il vaccino Sputnik, sia per il vaccino cinese. L'appello che faccio è sempre di concordare e confrontarsi per queste cose con il governo".

La chiave per sbloccare la campagna vaccinale secondo molte Regioni passa attraverso una maggiore capillarità sul territorio e modalità di erogazioni miste in grado di coinvolgere più professionisti nella inoculazione. E così se in Emilia-Romagna si aprono nuovi hub vaccinali, in Liguria si ampliano gli orari di vaccinazione e si sperimenta la somministrazione in farmacia. Un'idea raccolta al volo anche dal Lazio, sottolinea il presidente regionale, Nicola Zingaretti: "Noi siamo pronti con 1.500 farmacie per le somministrazioni, adesso servono i vaccini".

Chi non cambia metodo invece è la Toscana che rinnova la fiducia ai medici di famiglia per la vaccinazione degli ultraottantenni e confida di recuperare il gap con uno scatto nelle prossime due settimane, con l'obiettivo di inoculare 160.000 dosi. L'esperimento veneto delle iniezioni senza appuntamento non riscuote consensi neanche in Sardegna, dove l'assessore regionale alla sanità, Mario Nieddu, boccia la possibilità di ‘copiarlo': “Mi sembra un modo di fare sconclusionato”.
Stessa posizione in Sicilia, dove il presidente regionale Nello Musumeci punta sull'allargamento dei luoghi di somministrazione: “Noi siamo pronti a presentarci nelle parrocchie e negli stabilimenti balneari per vaccinare tutti”. Ma avverte: “E' importante che sia mantenuto l'impegno assunto dal generale Figliuolo di mandare in Sicilia subito dopo Pasqua 110 mila vaccini, per consentire ai nostri centri hub di lavorare notte e giorno”.

Le Regioni scelgono strade diverse anche per quanto riguarda le riserve last minute in caso di rinunce o defezioni: in Toscana è possibile candidarsi online, nel Lazio vengono convocati già nel pomeriggio i ‘panchinari', mentre in Lombardia si chiama solo all'ultimo minuto i potenziali sostituti. In questo quadro variegato con numerose differenza tra una realtà regionale e l'altra, l'infettivologo Andrea Crisanti commenta: “Sicuramente le Regioni hanno mostrato tutta la fragilità di questo sistema. Non si può andare avanti di fronte a un'epidemia che è un problema nazionale con ognuno che fa quello che gli pare”.

Intanto un aiuto potrà venire dai farmacisti: il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato un protocollo con la categoria che renderà "più veloce e capillare" la somministrazione.