La bagarre in Regione Lombardia quando Fontana ha parlato di zona rossa

Fabio Florindi
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AGI - Polemiche, urla, cartelli polemici ed espulsioni. È successo di tutto nell'aula del Consiglio regionale della Lombardia, dopo le comunicazioni del governatore Attilio Fontana sulla vicenda dei dati 'errati' che avevano portato la Regione in zona rossa. A

lla fine gli espulsi dall'aula sono stati sei, tutti nelle file delle opposizioni, e le minoranze hanno abbandonato i lavori, sottolineando che da ora in poi presenzieranno in commissione Sanità solo quando si discuterà della nuova legge del sistema socio-sanitario o della pandemia. 

La seduta del Consiglio, si era aperta con l'intervento di Fontana, che ha difeso a spada tratta l'operato della Regione. "È - ha attaccato - una vergogna quello che sta succedendo, non lo dico per la mia giunta, ma per i lombardi che sono stufi di essere umiliati". Per il presidente "la misura alla quale questo Consiglio regionale è giunto è colma, la mancanza di rispetto ai lombardi è andata oltre i limiti del consentito". 

I flussi di dati sul covid forniti dalla Lombardia "sono sempre stati inviati correttamente, come validato sempre dall'ISS ogni settimana. I nostri dati sono sempre stati coerenti con i flussi provenienti dai sistemi informativi delle ATS, mantenendo anche le eventuali incompletezze senza interventi forzati da parte di Regione. I nostri tecnici non hanno mai inserito in modo artificioso dati: a noi interessa una valorizzazione realistica della pandemia, non forzare una lettura semplificatrice". Secondo Fontana "non è corretto che il destino di una regione possa essere legato ad un indicatore esile come RT Sintomi; non è possibile che i destini di milioni di persone siano affidati a dati esili, convenzionali e facoltativi". 

Il governatore ha quindi confermato che il ricorso al Tar sulla zona rossa "prosegue nel merito e verrà implementato con l'impugnazione dei verbali della Cabina di Regia e del CTS, nonché della parte dell'ordinanza del Ministero che fa riferimento ai quei verbali". E ha definito una "falsa notizia" la "mancata registrazione dei guariti". 

La protesta del consigliere Usuelli

Subito dopo Fontana, ha preso la parola il consigliere lombardo di +Europa, Michele Usuelli, che ha chiesto di rendere pubblici tutti i dati disaggregati dell'epidemia di covid. Usuelli si è quindi alzato dal suo banco, andandosi ad inginocchiare davanti a Fontana e alla vicepresidente Letizia Moratti.

Nel frattempo, M5s e Pd hanno tirato fuori cartelli con scritto: "Verità per la Lombardia", "Basta bugie" e "Ora basta". In risposta, dai banchi del centrodestra è partito il coro "a lavorare, andate a lavorare". Il presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi, è stato costretto a sospendere la seduta, dopo avere prima censurato e poi espulso dall'aula Usuelli, che è rimasto per circa un quarto d'ora in ginocchio. Il consigliere di +Europa si è alzato ed è uscito dall'aula solo quando sono arrivati degli agenti della Digos. La seduta del Consiglio regionale è ripresa dopo una sospensione di mezz'ora, ma Fermi è stato costretto a sospendere di nuovo i lavori dopo una manciata di minuti e questa volta la sospensione è stata decretata fino alle ore 14.

Una volta fuori dall'aula, il consigliere Usuelli ha raccontato la sua versione dei fatti: "Non si è avvicinato nessuno della giunta, si sono avvicinati dei consiglieri della Lega a darmi delle monetine, quella di più grande valore era di 20 centesimi. Si sono messi a fare uno schermo per impedire alla stampa di filmare il mio atto di disobbedienza civile". Il consigliere di +Europa ha sostenuto che "è da giugno che la Lombardia dava all'Iss dati sbagliati per compilare l'Rt, l'ho segnalato già allora in un'interrogazione scritta. Tutte le regioni compilano i campi in modo giusto, tranne la Regione Lombardia".

Alla ripresa delle 14, però, le cose non sono andate meglio. Le minoranze sono tornate a chiedere alla Regione di fornire i "dati disaggregati e trasparenti a disposizione di tutti, immediatamente". "Quest'aula altrimenti - ha detto il consigliere M5s, Dino Alberti - non può andare avanti". A queste dichiarazioni è seguito un intervento, per motivi personali, del consigliere Pd Pietro Bussolati, che ha nuovamente infiammato gli animi. Sono tornati fuori i cartelli delle opposizioni e del centrodestra. Alla fine il presidente dell'aula Fermi, ha prima censurato e poi espulso i consiglieri M5s Simone Verni, Dario Violi, Massimo De Rosa, Nicola di Marco, e il consigliere del Pd Pietro Bussolati. Prendendo la parola, il capogruppo del Pd, Fabio Pizzul, ha constatato "l'oggettiva impossibilità di continuare i lavori di questa seduta. Continuiamo ad essere privati della possibilità di conoscere i dati che tutti i cittadini dovrebbero conoscere, non possiamo continuare con i lavori di questa seduta, quindi come Pd usciremo dall'aula". Assieme al Partito democratico sono usciti M5s, Azione, Lombardi civici europeisti). Unica eccezione la consigliera di minoranza Patrizia Baffi (Gruppo misto), che è rimasta al suo posto.

Davanti ai cronisti, Pizzul ha spiegato così la scelta delle opposizioni: "D'ora in poi in commissione Sanità, come minoranze, parteciperemo esclusivamente ai lavori quando si parlerà di revisione della legge del sistema socio-sanitario e quando si toccheranno temi che hanno a che fare con la pandemia".