La balena 'coda mozza' è stata avvistata nello Stretto di Messina

Gabriele Fazio

AGI - Sono quasi le 18 del pomeriggio di una delle prime domeniche buone per qualche ora di mare, la spiaggia è quella di Torre Faro, ai piedi del “Pilone”, il traliccio in disuso che oggi segna uno dei punti più estremi della Sicilia, quello che alita addosso alla Calabria; improvvisamente esplode tra i bagnanti un coro di “Ooohh”, guardano tutti nella stessa direzione, verso il centro dello Stretto di Messina, lì dove le forti correnti rimescolano leggende antiche, tutti si riversano sul bagnasciuga, alcuni strizzano gli occhi, la maggior parte tira fuori lo smartphone puntandolo decisi verso l'acqua dalla quale, improvvisamente, con un movimento unico e sensuale, fa capolino il dorso di una balena. Chi conosce quelle acque sa bene che nascondono segreti impronosticabili, che esiste un'intera umanità di animali marini che passa a due passi dalle coste senza svelare mai il proprio volto, ma quella di domenica non è una balena qualsiasi ma si tratta di Fluker o “Codamozza”, come ormai viene riconosciuta.

Si tratta forse della più famosa e controllata balena dei nostri mari, avvistata e seguita la prima volta ben quindici anni fa dai ricercatori dell'Istituto Tethys, che studiano i cetacei nel Santuario Pelagos, una vasta area tra il mar Ligure, la Corsica e il nord Tirreno. Furono loro a ribattezzarla per la prima volta “Codamozza”, proprio a causa di quella pinna caudale che era rimasta ai tempi giusto un moncherino ma che adesso è andata totalmente perduta, in chissà quale avventura vissuta in mare in questi anni, potrebbe essere rimasta impigliata in una di quelle famigerate “reti fantasma”, quelle reti abbandonate in mare che ogni anno ammazzano centinaia di esemplari di tartarughe marine, pesci e cetacei; secondo i veterinari del CReDiMa (Centro di referenza nazionale per le indagini diagnostiche sui mammiferi marini spiaggiati) e del CERT (unità di intervento italiana del Cetacean's Strandig Emergency Response Team), non è da escludersi completamente un taglio dovuto all'elica di un'imbarcazione.

Gli scienziati e i volontari del Centro studi e ricerca ambiente marino, delle onlus Tethys, Blue Conservancy, del Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone, dicono che si tratta dell'ultimo viaggio della balena, che prosegue sola, evidentemente malata e deperita. Gli esperti dunque non nutrono troppe speranze circa il futuro di Codamozza che, dato il suo handicap, difficilmente può raggiungere le profondità buone per trovare quel plancton del quale si nutre; e consigliano, in caso di avvistamento, di chiamare la Guardia Costiera ed evitare di crearle ulteriori stress avvicinandosi con le proprie barche.

Seguire con un dito gli spostamenti in mare di Codamozza lascia sbigottiti, è stata avvistata in tutto il Mediterraneo, da Spagna e Francia a Grecia e Siria. Non serve essere un esperto per arrivare a percepire la fatica con la quale la balena naviga per la sua strada, i video della motovedetta CP852 della Guardia Costiera che ieri hanno monitorato e protetto l'animale lungo il passaggio dallo stretto, sono abbastanza esaustivi: Codamozza è viva ma non si sa ancora per quanto tempo riuscirà a sopravvivere con quelle piccole immersioni che si può permettere.