La banca centrale venezuelana punta sulle criptovalute

Dopo il fallimento della moneta virtuale Petro, presentata a febbraio, la Banca Centrale del Venezuela punta sui bitcoin per finanziare la crisi del Paese. Come rivelato da Bloomberg, l'istituto starebbe conducendo dei test per verificare la possibilità di incamerare bitcoin ed ethereum, che permetterebbero alla compagnia petrolifera nazionale Petroleos de Venezuela di pagare i propri fornitori. Anche se non è chiaro come la compagnia abbia ottenuto risorse in valute elettroniche, la speranza è che queste possano essere utilizzate e coperte dall'istituto nazionale, dal momento che le principali banche mondiali diffidano dal fare affari nel Paese a causa della sua instabilità.  

Secondo fonti citate dalla testata, i tecnici della banca starebbero anche studiando la possibilità di annoverare le valute digitali (la cui unità di misura è il gettone, dall'inglese token), tra gli asset esteri del Paese, che hanno raggiunto il minimo storico di 7,9 miliardi di dollari. L'isolamento del Paese e le sanzioni inflitte contro Maduro dagli Stati Uniti hanno inciso profondamente sulla situazione  in Venezuela, che sta oggi affrontando la più dura crisi economica della storia.

Anche rimanendo volatile, il bitcoin ha segnato quest'anno un aumento del 130 per cento del suo valore rispetto all'anno scorso, portandolo a 7,342.56 euro (al 30 settembre). Tuttavia, negli ultimi quattro giorni la valuta ha perso circa il 20 per cento. Un ethereum invece vale 157.26 Euro. Allo studio dei tecnici anche la possibilità di utilizzare le criptovalute su asset esteri - le riserve internazionali, composte da bond e depositi presso altri Paesi - che oggi ammontano a 7,9 miliardi di dollari, il punto più basso degli ultimi trent'anni.

Come spiega Bloomberg, la compagnia petrolifera sta avendo gravi difficoltà a essere pagata in modo convenzionale dai propri clienti, dal momento che le sanzioni scoraggiano le banche che dovrebbero fare da intermediarie. Il mese scorso, Petroleos de Venezuela ha ricevuto la gran parte di un pagamento di 700 milioni di dollari in yuan cinesi.