La battaglia della conoscenza digitale

Maithreyi Seetharaman, euronews: Benvenuti a Real Economy!

La tecnologia rende la vita più facile in un mondo che avanza sempre. L’automazione rende più conveniente la produzione delle cose semplificando la vita ma solleva anche un ulteriore domanda: i robot faranno tutti i lavori e quale sarà il nostro ruolo domani?

La progressione della rivoluzione industriale permanente

Come su una scala mobile c‘è stata una progressione costante del sistema di lavoro dall’inizio della rivoluzione industriale nel XVIII secolo … dalle preoccupazioni iniziali sulla perdita del lavoro siamo giunti all’automazione, la produzione di massa, l’aumento della domanda e la creazione di occupazione e la crescita delle classi medie. Siamo adesso alla 4a fase della rivoluzione industriale e dobbiamo davvero decidere come poter mettere da parte le paure e andare avanti.

Per svolgere le loro mansioni 7 lavoratori su 10 in Europa hanno bisogno di certe competenze digitali.

Ma uno su 3 non ha competenze mentre la metà degli europei impegnati in occupazioni poco qualificate non usano nessun tipo di tecnologia.

Ci si attende che il 9% dei posti di lavoro venga automatizzato con una trasformazione digitale di un compito su 4 vista la spinta all’automazione data dai robot

Ma 4 aziende su 10 non riescono a trovare personale con le giuste competenze per soddisfare le nuove mansioni

Sanare il divario di competenze è capitale per 4 milioni di giovani disoccupati in Europa e per chi lavora part-time. Persone che hanno poche possibilità di raggiungere livelli di qualificazione rispetto agli occupati a tempo pieno. Coloro che lavorano al 100% e chi lavora part time senza competenze digitali guadagnano l’8% in meno rispetto a chi le possiede.

Il più alto rischio di perdita del lavoro a causa della tecnologia riguarda quei paesi che in passato non hanno investito in tecnologia.

La battaglia digitale

In ogni rivoluzione ci sono vincitori e vinti e ci saranno perdite di posti di lavoro in ambiti meno qualificati. Tuttavia per tanti ci sarà la possibilità di riqualificarsi in settori di fascia piu’ alta.

Alla Commissione Europea la Comissaria al lavoro Marianne Thyssen studia l’insieme del problema e le sue soluzioni.

Quali occupazioni e quali settori saranno i piu’ interessati e cosa ne sarà dei lavoratori piu’ anziani?

Marianne Thyssen: “In Europa abbiamo 232 milioni di persone con un posto di lavoro. Non ne avevamo mai avute cosi’ tante. I lavori del futuro, cioè le occupazioni odierne e quelle di domani, al 90% richiederanno un certo livello di competenze digitali, mentre vediamo che oltre il 40% della forza lavoro europea non ne ha abbastanza. Quindi c‘è moltissimo da fare. Chiediamo alle persone di rimanere più a lungo nel mercato del lavoro quindi dobbiamo permettere che rimangano! Prima di tutto bisogna valutare le loro competenze poi devono seguire un percorso individuale adeguato per fare progressi e naturalmente documentare le loro nuove conquiste. Questo è possibile anche per le persone della mia età!

Il caso Germania, il lavoro 4.0

E’ noto, la tecnologia crea infinite possibilità e le nostre decisioni orientano le scelte per trasformare la nostra vita e il lavoro. In Germania ci si è ri-immaginati il futuro con un programma chiamato Work 4.0; si occupa di tutto, dall’orario di lavoro, i buoni posti di lavoro, l’insieme della contrattazione collettiva, con la consapevolezza che la tecnologia non aspetta nessuno. Così Damon Embling è andato a vedere come Audi e i suoi dipendenti si stanno preparando per il futuro.

Damon Embling, Euronews “ Non lasciatevi ingannare dai vecchi edifici, la Germania va dritta verso il suo futuro hi-tech. L’automazione e la digitalizzazione annunciano la cosiddetta quarta rivoluzione e il governo sta guidando una grande trasformazione. Si punta a soddisfare la forza lavoro di domani, una generazione che desidera ardentemente più scelte e maggiore flessibilità molta di piu’ dell’orario dalle 9 alle 5”.

L’automazione è ovunque nella fabbrica Audi a Ingolstadt, a nord di Monaco di Baviera.

1000 robot per 600.000 auto

Circa 600.000 auto sono sfornate qui ogni anno da un impianto dotato di 1000 diversi robot. E la tecnologia avanza con maggiore digitalizzazione, realtà virtuale e stampa 3D delle parti in metallo. L’azienda non conta di ridurre i suoi 44 mila dipendenti. Per Jochen Haberland, dirigente del personale di Audi ci saranno grandi cambiamenti nel lavoro, ma alla fine la fabbrica avrà bisogno di tutti i suoi dipendenti.

La gestione è quella delle piattaforme autonome – sviluppate da una start-up – che possono aumentare ulteriormente la produttività della fabbrica. Il trasporto delle componenti alle singole stazioni ha eliminato la tradizionale catena di montaggio.

Fabian Rusitschka, Direttore Generale della Arculus: “ Provate a immaginare di avere un grande centro commerciale con 50 negozi diversi, mentre l’assemblaggio normale ci avrebbe portato attraverso tutti i negozi, il nostro approccio vi conduce solo in quei negozi delle cui merci voi avete bisogno, per questo finite molto prima”.

In mezzo a tutto il cambiamento, la Germania di Work 4.0 parla di strategia per un nuovo “compromesso sociale” da parte dell’industria. Maggiore equilibrio vita-lavoro per il personale e la casa automobilistica vede questo come come positivo per il business e la lealtà.

Jochen Haberland: “ I compiti sono già digitalizzati, in particolare negli uffici. Abbiamo anche implementato le attività mobili. Ora stiamo introducendo orari di lavoro flessibili nei turni, si tratta di un progetto pilota.”

Gli esperti di business valutano quello che sarà il cambiamento sociale in una dimensione piu’ frenetica. Per Patrick Heitmeyer, consulente indipendente non tutti sono pronti, è una transizione lenta. Ma visto che la tecnologia avanza e c‘è consapevolezza ci sarà una rapida transizione.

I guadagni in termini di produttività della tecnologia sono chiari. La sfida per tutti i datori di lavoro è di garantirsi personale qualificato in futuro attraverso un compromesso sociale.

Le politiche europee in tema di inclusione sociale

Maithreyi: La robotizzazione, l’intelligenza artificiale porta a temere l’incremento della disuguaglianza economica, come si evita questo?

Marianne Thyssen: “Dobbiamo fare in modo che gli occupati abbiano buone condizioni di lavoro, anche in questa nuova era digitale – gli addetti alle piattaforme sono lavoratori? Chi li protegge, sono lavoratori autonomi? Non è chiaro! Dobbiamo anche garantire che tutti abbiano una previdenza sociale in modo da avere uno schema in cui essi contribuiscono al sistema per poi avere diritto a determinate prestazioni se certe condizioni vengono soddisfatte”.

Maithreyi: Che tipo di cambiamenti strutturali pensa saranno necessari?

Thyssen: Stiamo preparando ora il lancio finale, un vademecum dei diritti sociali, con alcuni principi e valori che possono servire da quadro di riferimento. Un quadro di riferimento per vagliare le prestazioni sociali della politica, del mercato del lavoro a livello nazionale ed europeo.

Maithreyi: Ma quali sono le difficoltà e come si fa a superarle?

Thyssen: Ci sono i datori di lavoro, i dipendenti, gli autonomi. Ma ci sono nuove forme di lavoro che dobbiamo riconoscere, devono avere un posto nel nostro sistema di welfare, nella nostra economia, c‘è bisogno di una riorganizzazione delle strutture degli Stati membri che devono essere in grado di offrire la nostra assistenza a livello europeo.

Maithreyi: Chi la responsabilità di preparare questo futuro? Noi come individui, i governi, i responsabili politici, i datori di lavoro?

Thyssen: Ci sono responsabilità su tutti i fronti! Dobbiamo adattarci e dobbiamo anche assumere le nostre responsabilità, compete ai politici, coloro che hanno la responsabilità politica di creare un ambiente in cui questo sia fattibile.

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