La battaglia della 'pasionaria' no Dad, "Non distruggerete una generazione"

Stefano Benfenati
·3 minuto per la lettura

AGI – “La nostra battaglia va avanti. Non distruggerete una generazione, ‘non nel mio nome'. Io avrò fatto di tutto fino all'ultimo giorno per impedirvelo”. È il messaggio di Gloria Ghetti professoressa di storia e filosofia al liceo Torricelli-Ballardini di Faenza, co-fondatrice del comitato 'Priorità alla scuola' che insieme a colleghi di tutta Italia, genitori e alunni, combatte - tra sit-in e manifestazioni - contro la didattica a distanza nelle superiori.

La scuola senza studenti è uno spazio morto

Il debutto  delle lezioni in presenza ma all'aperto per ‘aggirare' il divieto del rientro nelle aule è avvenuto il 17 novembre scorso e l'occupazione con una notte passata, a 49 anni, tra i banchi: sono queste le due 'medaglie' che segnano la carriera della docente anti-Dad. Un ‘curriculum' che si potrebbe arricchire nelle prossime settimane. “La scuola senza studenti - spiega l'insegnante all'AGI - è uno spazio morto. È un luogo deserto e nel deserto non c'è vita. Il mio libro preferito è Don Chisciotte. Lo so, è un personaggio considerato folle ma è tutto da dimostrare che lo sia. Io non smetterò di provarci in tutte le forme che mi verranno in mente. Magari troverò una protesta ancora più significativa rispetto all'occupazione. Sono un'insonne e durante la notte mi vengono delle idee”. 

La campanella suona all'aperto

Nel frattempo, la determinazione della docente ha contagiato anche i colleghi. E in tempi di Covid con le aule sbarrate agli studenti la campanella ‘suona' ma all'aperto. Sotto il voltone (quando piove) o nei cortili del suo liceo, le lezioni in presenza sono una certezza. Con un vero e proprio ‘calendario' che alterna classi e materie: dall'italiano, all'inglese, da scienze a storia. Per gli ‘assenti' rimasti a casa, le lezioni si tengono ovviamente anche in modalità dad.

“Questo tipo di insegnamento  - racconta Ghetti - l'ho sperimentato per prima insieme ad una collega di Firenze il 17 novembre scorso. Nel mio liceo, all'inizio, ero sola: adesso siamo in 16 insegnanti. Ci sono dei momenti in cui è necessario dire no. Queste lezioni, anche perché tenute in contrasto con quello che ci viene chiesto,  possono rappresentare un nuovo modo di concepire la didattica anche per aiutare gli studenti a cercare di capire che cosa stiamo vivendo”.

"Orgogliosa di quello che ho fatto"

E non a caso la lezione-esordio ‘in presenza' della professoressa di storia si è basata sul racconto 'Wilson fallisce' inserito nella raccolta 'Momenti fatali' dello scrittore austriaco Stefan Zweig. “Una riflessione sui momenti storici in cui si deve prendere una decisione importante”, spiega. Nessun pentimento per l'occupazione di qualche giorno fa. Anzi. “Sono molto orgogliosa di quello che ho fatto perché la mia non è stata un'azione individuale. Nel mio gesto c'erano tutti i colleghi, i genitori e gli studenti  che stanno chiedendo di tornare a scuola, in continuità e in sicurezza”.

La politica non sfugga alle sue responsabilità

Dalla docente arriva un invito alla politica a non fuggire dalle proprie responsabilità. “Io con la Regione Emilia Romagna sono molto arrabbiata perché come comitato ‘Priorità alla scuola' è da ottobre che mi sento dire ‘siamo pronti'. Ma siamo ancora a casa. Questo è inaccettabile. Una volta è colpa del governo, adesso il ministro Azzolina dice che è colpa delle Regioni. Questo giochino dello scaricabarile è una menzogna”.   

Presenza, continuità e sicurezza: i tre pilastri su cui ruotano le richieste del comitato. “Vogliamo degli screening capillari su tutto il personale scolastico come hanno fatto in Toscana e vogliamo che almeno i docenti fragili – spiega Ghetti  - siano inseriti nella fascia uno per la somministrazione del vaccino”. In attesa di risposte dalle istituzioni la docente continua a lottare. “Un ragazzo mi ha detto: ‘forse questa battaglia la perderemo ma ci sta insegnando che bisogna combattere per i propri diritti'. Un suddito tiene la testa china e si lascia cadere addosso tutto quanto. Un cittadino invece rivendica i diritti garantiti dalla Costituzione. Non sto chiedendo l'impossibile”.