La Bella e la Bestia. E i due volti dell'Italia

Nicola Mirenzi
Salvini ferragni

Lei è la Bella. Lui è la Bestia. Lei influenza la moda, il costume, i desideri delle persone. Lui la politica, l’umore pubblico, il linguaggio collettivo. Lei è internazionalissima. Lui è il custode dei confini italiani. Lei è Chiara Ferragni, lui è Matteo Salvini. In comune, hanno la strepitosa capacità di usare i social network, il successo e un Paese che li segue. O, forse, sono due paesi diversi.

Tra ieri e l’altro ieri, l’Italia della Bella è andata al cinema a vedere il documentario che Elisa Amoruso le ha dedicato, Unposted, già diventato un fenomeno. In due giorni, ha incassato più di un milione di euro, raggiungendo il secondo posto dei film più visti in Italia, dopo C’era una volta a... Hollywood di Quentin Tarantino. Centocinque mila persone sono andate in sala a vedere il racconto dell’ascesa di questa trentaduenne, diventata la più grande influencer del mondo, secondo la classifica di Forbes, partendo da un blog aperto quando aveva sedici anni, per puro gioco. E poi trasformatasi in un’icona mondiale, con diciassette milioni di follower su Instagram, l’equivalente della popolazione dell’Olanda. Un risultato costruito adoperando sempre la stessa formula: moda più vita privata.

La meccanica del successo – a osservarla senza prestare, per un attimo, troppa attenzione ai contenuti – è la stessa che ha usato Matteo Salvini, l’uomo che è diventato uno dei più grandi influencer della scena politica italiana usando i social come una perfetta macchina da propaganda, unendo i selfie con il pane e nutella, ai post contro le Ong, le foto con Elisa Isoardi, alle invettive contro l’“immigrazione incontrollata”. La fabbrica del consenso del capo della Lega ha un nome: la Bestia. Quella di Chiara Ferragni no, ma la chiameremo la Bella, dal momento che della bellezza ha fatto il suo core business. Così come la macchina di Salvini ha fatto della rabbia dell’Italia impoverita la sua ragion d’essere. La Bella e la...

Continua a leggere su HuffPost