La Biennale di architettura: una chiamata per dilatare lo sguardo

La Biennale di architettura: una chiamata per dilatare lo sguardo

Venezia, 27 feb. (askanews) – La crisi sanitaria che attraversa il Nord Italia non ferma la Biennale di Venezia che, seppur solo in streaming, ha comunque presentato la 17esima edizione della Mostra internazionale di architettura, diretta da Hashim Sarkis, che si terrà dal 23 maggio al 29 novembre. Ultima volta per il presidente Paolo Baratta, che ha colto l’occasione per fare anche un punto sulle precedenti Biennali di architettura.

“La mostra di architettura – ha detto – si è fatta adulta, dopo anni di continuità; ripercorrendo oggi le varie edizioni del passato ci pare ancora più chiara la loro lettura: ogni curatore si è collocato in un certo punto di osservazione e ha dilatato il suo sguardo da un certo modo e con una particolare intensità, ha indagato da quel punto di osservazione sull’architettura”.

“L’architettura ci aiuta anche a donare a noi stessi un poco di felicità”, ha aggiunto Baratta, ricordando con la propria ufficialità l’importanza di alcune parole-chiave, come per l’appunto “felicità”, anche nel contesto culturale più serio e importante. Ed altrettanto decisivo è che il presidente abbia sottolineato, una volta di più, lo “stato d’urgenza per nuove visioni, individuali e collettive”.

Da qui è partito il discorso sulla Mostra di Sarkis, che, collegato dal suo studio nel Massachusetts, ha voluto spiegare il senso del titolo della sua Biennale: “How Will We Live Together?”. “How – ha detto l’architetto libanese – ci rimanda al tema di risolvere i problemi concreti in architettura; Will indica lo sguardo al futuro; We è una prima persona plurale, inclusiva anche delle altre specie; Live non significa solo esistere, ma provare a far fiorire ad abitare e ad esprimere la vita attraverso l’architettura; Together implica obiettivi comuni, valori comuni che l’architettura può esprimere”.

“La mostra di Hashim Sarkis – ha aggiunto Baratta – adotta uno sguardo molto ampio, riscontra nella realtà contemporanea fenomeni, nei Paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo, che meritano aggiustamenti nelle condizioni dell’abitare. Lo sguardo del curatore della Mostra è quindi ulteriormente dilatato, l’architettura diventa qui il riferimento di un vasto impegno interdisciplinare, ma anche culturale e politico. La mostra di Hashim vuole essere una sorta di chiamata alle armi dell’architettura, chiamata trasmessa da questa a tutte le altre discipline”.

E poi, come sempre, Baratta ha esteso la missione anche a chi visiterà la Biennale, un luogo dove lo scambio, per essere efficace, deve essere biunivoco. “Abbiamo più volte detto – ha concluso il presidente della Biennale – che la Mostra di architettura vuole essere un momento di dialogo tra gli addetti all’architettura, ma un’esposizione è anche una chiamata al pubblico a farsi visitatore e al visitatore a farsi visitatore attento, al visitatore attento a farsi testimone diretto, testimone oculare. Un’esposizione chiede al visitatore una disponibilità a dilatare lo sguardo”.

Un messaggio, quello con cui salutiamo la presidenza Baratta, che, oggi più che mai, ricorda il valore della socialità della cultura, della necessità di nuovi orizzonti e di una costante ricerca di apertura. Priorità assolute per una società che si dice civile.