La bilancia pende a Nord

BERLIN, GERMANY - OCTOBER 02 : German Chancellor Angela Merkel (L) and Dutch Prime Minister Mark Rutte (R) pose for a photo before holding a joint press conference after their meeting at the Prime Ministry in Berlin, Germany on October 02, 2019. (Photo by Abdulhamid Hosbas/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Un compromesso che per ora premia il nord Europa, almeno nell’immediato. Il sud, Italia, Francia, Spagna e gli altri Stati più in difficoltà con le finanze, dovranno ancora sudare per tentare di incassare qualcosa che assomigli agli eurobond, mettendola in una prospettiva un po’ ottimistica. Al termine del secondo Eurogruppo in una settimana, dopo quello di 16 ore fallito due giorni fa, i ministri delle finanze europei raggiungono un accordo su un pacchetto di misure per affrontare la crisi economica da coronavirus. Tutti esultano, nord e sud. Ma a ben guardare nelle conclusioni, i paesi del sud sono costretti ad accettare la richiesta olandese di stabilire una condizionalità all’uso dei fondi del Meccanismo europeo di stabilità a emergenza finita. Solo in emergenza non c’è alcuna condizionalità. E in più il piano di ripresa chiesto da Roma e Parigi, benché uscito dal vertice col via libera dei ministri, ancora non ha una forma di finanziamento: nessun riferimento a bond comuni nelle conclusioni finali.

Saranno i leader dei 27 paesi Ue a sbrogliare questa matassa nel consiglio europeo in video conferenza la prossima settimana. Lo dice chiaramente il ministro francese Bruno Le Maire, dopo aver esaltato il risultato del vertice di questa sera, “un piano da mille miliardi”, dice, in riferimento ai 500 miliardi che vengono mobilitati dalle prime ‘tre gambe’ dell’accordo – Mes, intervento della Bei e piano Sure della Commissione – più altri 500 miliardi dal piano europeo di ripresa. Ma, appunto, resta da vedere come e quando questo piano verrà finanziato: “Resta da dibattere le condizioni di finanziamento di questo piano per la ripresa – dice Le Maire - Continueremo a dibatterne. Siamo attaccati con un certo numero di paesi all’idea di emettere del debito in comune”.

Di contro, il ministro olandese Wopke Hoekstra, colui che più incassa da questo Eurogruppo, esulta su Twitter:

3/6 The #ESM can provide financial help to countries without conditions for medical expenses. It will also available for economic support, but with conditions. That's fair and reasonable.

— Wopke Hoekstra (@WBHoekstra) April 9, 2020

E sugli eurobond Hoekstra ribadisce la sua contrarietà, come del resto aveva messo in chiaro anche Angela Merkel prima della riunione serale dell’Eurogruppo:

4/6 We are and will remain opposed to #Eurobonds. We think this concept will not help Europa or NL on the long-term.

— Wopke Hoekstra (@WBHoekstra) April 9, 2020

Le trattative tra gli Stati vanno avanti per tutta la giornata, l’inizio del vertice previsto alle 17 slitta alle 21.30. Per tutto il pomeriggio si lavora sui dettagli del compromesso che era nell’aria già da ieri. Per la precisione ci lavorano: Italia, Francia, Spagna, da una parte, Olanda e Germania, per il nord, i paesi sulla linea del fronte della trattativa, una vera e propria battaglia sul futuro dell’Unione piagata dal virus. Il presidente Mario Centeno ci tiene a iniziare la riunione ad accordo fatto. E infatti, una volta avviata la videoconferenza in formato allargato a tutti e 27 i ministri europei, l’intesa viene siglata nel giro di meno di un’ora.

Al termine del vertice è lo stesso Centeno a chiarire come funzionerà il ricorso al Mes: “Gli Stati che lo chiederanno dovranno impegnarsi a spendere i soldi solo per l’emergenza coronavirus”. E’ l’unica condizione in emergenza. Ma, dopo, “saranno soggetti al coordinamento fiscale ed economico europeo nel quadro di sorveglianza europea”, per il rispetto delle regole del Patto di stabilità per ora solo sospeso, regole che contemplano naturalmente anche la flessibilità. L’unica concessione è che “se la crisi continuerà e sarà esogena – specifica Centeno – si continua senza condizioni”. Insomma, si torna su un percorso di stabilità solo a emergenza finita e dichiarata tale.

Andiamo alle conclusioni. Sul Mes si legge:

“Il solo requisito per accedere alla linea di credito del Mes sarà che gli Stati si impegnino a usarla per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata al Covid-19. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza. Dopo, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità”.

Per il ministero del Tesoro è comunque un cambiamento radicale della normale operatività del Mes: si chiede solo che i fondi e le risorse che arrivano dal ‘Salva Stati’ vengano utilizzati per affrontare le spese sanitarie, dirette e indirette, legate alla crisi covid19, fanno notare da via XX Settembre. E comunque, si sottolinea dal Tesoro, il problema non si pone per l’Italia: “E’ bene chiarire che oggi l’Italia non ha deciso di fare ricorso al Mes”, perchè l’accordo in Eurogruppo non presuppone alcun ricorso automatico al Salva Stati, nè potrebbe farlo: sta ai paesi interessati richiederlo. 

Invece la richiesta di Italia e Francia di creare un fondo europeo per la ripresa finanziato da emissioni di titoli comuni si scontra col muro del nord che non permette alcun riferimento, nemmeno vago, ad una qualsiasi forma di eurobond. Il piano passa solo in teoria, nel senso che i ministri ne accettano il concetto, anzi: l’idea. Ma il resto – e sono molto più che semplici dettagli – è rimandato al vertice dei leader Ue la prossima settimana.

Spiega sempre Centeno: “Abbiamo deciso di discuterne nel medio periodo, non nel breve periodo. I ministri si sono trovati d’accordo sul fatto che serve qualcosa di nuovo” per finanziare le spese per la crisi, “un ulteriore fondo da aggiungere al bilancio europeo”. Ma, ed è questo il punto, “abbiamo bisogno della guida dei leader europei” per quanto riguarda il finanziamento di questo fondo. “Sul tavolo ci sono diverse opzioni: ne dobbiamo discutere, la guida dei leader sarà cruciale”.

Ecco la parte che riguarda il piano nelle conclusioni finali in inglese: i ‘recovery bond’ non sono citati.

Eurogruppo (Photo: )

Resta il fatto che per avere soldi freschi e pronti, l’unica strada è il Mes: 2 per cento del pil degli Stati che lo chiedono, per l’Italia circa 35 miliardi di euro. Per il piano di ripresa bisogna aspettare, semmai nascerà.

Naturalmente, siccome in questi giorni l’Europa si è così spaccata da rischiare di arrivare al capolinea della sua storia - proprio così - tutti esultano per un accordo nient’affatto scontato. “Senza precedenti - dice Centeno - mai siamo stati in grado di agire così velocemente di fronte ad una crisi inedita”.  

Molto ottimista il ministro italiano Roberto Gualtieri: 

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 Positivo anche il commento del Commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni:

″Abbiamo avuto ragione ad avere fiducia nell’Europa - dice il presidente del Parlamento europeo David Sassoli - Le proposte formulate dell’Eurogruppo vanno nella giusta direzione, con la trasformazione del MES in ‘Salva Europa’ dall’epidemia Covid19, da usare subito per aumentare le capacità delle nostre strutture sanitarie, ospedali e centri di ricerca. Per salvare le vite dei cittadini europei. Vediamo con favore il consenso dell’Eurogruppo al Sure e al potenziamento della Bei. Nella giusta direzione l’indicazione al Consiglio UE di istituire un Fondo per la ricostruzione dell’Europa da finanziare anche con strumenti innovativi. In questa battaglia per la ricostruzione il Parlamento Europeo farà come sempre la sua parte in difesa dei cittadini europei”.

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