La black list e la white list di Di Maio

Pietro Salvatori

C’è il nodo Giuseppe Conte ancora insolubile sul tavolo, e questo è noto. Ma nell’incessante lavorio per districarlo gli ambasciatori del Movimento 5 stelle stanno sondando il Partito democratico su quale possa essere la composizione della squadra di governo. Avendo, da parte loro, le idee piuttosto chiare. A partire dall’assoluta volontà di coinvolgere Alessandro Di Battista, e di fermare all’ingresso le personalità per i 5 stelle macchiate dalle inchieste su Mafia Capitale e Bibbiano.

Andiamo con ordine. Premier a parte, della vecchia compagine rimarrebbero solo Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede. L’optimum sarebbe nelle caselle che ricoprono oggi, quelle di ministri dei Rapporti con il Parlamento e della Giustizia, ma non se ne fa una questione insormontabile. Insieme a Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio manterrebbe la poltrona da vicepremier. Ma cambierebbe ministero. Le ipotesi sono tre, in ordine crescente di probabilità: Esteri, Interni e Difesa. È sul ruolo che oggi è di Elisabetta Trenta che il capo politico punta. La professoressa della Link campus farebbe gli scatoloni, insieme ad Alberto Bonisoli, Barbara Lezzi, Giulia Grillo e Danilo Toninelli.

Per quest’ultimo è accreditata la sedia di capogruppo al Senato, che rimarrebbe vacante perché Stefano Patuanelli al momento è l’unico candidato a quel ruolo in caso di soluzione positiva. Il Pd avrebbe il via libera sugli Interni, posizione che Di Maio accarezza nei suoi pensieri ma che lo renderebbe bersaglio troppo facile agli occhi di Matteo Salvini. Ai Democratici anche Lavoro, Sanità e Cultura, oggi dicasteri pentastellati. Questi ultimi sostituirebbero la Lega ai vertici di Istruzione e Agricoltura, mentre manterrebbero lo Sviluppo Economico, con Lorenzo Fioramonti destinato a traslocare da viale Trastevere, dove attualmente siede in un ufficio da viceministro. Sud e Affari regionali (quest’ultimo per gestire la partita delle autonomie che tanto ha fatto litigare i gialloverdi)...

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