La Brianza scontentata dal nuovo film di Virzì: La replica del regista in una video intervista per Yahoo

Esce il 9 gennaio, il nuovo film di Paolo Virzì, “Il capitale umano”, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen Amidon. Ma le polemiche hanno preceduto l’anteprima. Intervistato da Natalia Aspesi per Repubblica, il regista non ha lesinato duri giudizi sulla Brianza, dove ha scelto di ambientare il film, e sui suoi abitanti. Commenti che, giunti alle orecchie degli amministratori pubblici delle province di Como e di Monza, non sono certo stati apprezzati.
Il Connecticut e lo scenario della provincia americana descritti da Amidon prendono forma nella pellicola di Virzì nell’opulenta borghesia brianzola, in un paesaggio da lui stesso tratteggiato come “gelido, ostile e minaccioso”: “cercavo un'atmosfera che mi mettesse in allarme […]. Mi interessavano due scenari, quello dell'hinterland con i grumi di villette pretenziose dove si celano illusioni e delusioni sociali, e quello dei grandi spazi attorno a ville sontuose dai cancelli invalicabili”.
Non meno secche le parole rivolte al centro storico di Como, “città ricchissima che esprime il degrado della cultura con quel suo unico teatro, il Politeama, chiuso e in rovina […] simbolo di un inarrestabile degrado e sottomissione al denaro”.

Verso la sua amata e bistrattata provincia livornese, che fa da sfondo a molti dei suoi film, era stato molto più indulgente. Parlando di Brianza, invece, non ha mezze misure e questa etichetta non piace agli amministratori brianzoli. La loro replica non tarda ad arrivare.
Sul suo blog l’assessore al Turismo della Provincia di Monza e Brianza, Andrea Monti, esordisce con un “Ribelliamoci!”: “non è un invito al boicottaggio, sarebbe stupido. E' una protesta contro quella logica che da sempre mostra la Brianza come un modello negativo abitato da gente che si è arricchita velocemente". L'assessore evidenzia che proprio grazie alla ricchezza che in quel territorio si produce è possibile finanziare molti progetti, tra cui quelli del ministero dei Beni Culturali, da cui il regista avrebbe ricevuto un contributo di 700mila.
Anche per il presidente della Provincia di Monza, Dario Allevi, le osservazioni di Virzì sono una generalizzazione, che non tiene conto, ad esempio, della realtà dell’associazionismo e dei piccoli e medi imprenditori.

L’assessore alla Cultura del Comune di Como, Luigi Cavadini, definisce quella del regista “una lettura sballata e falsa” e lamenta che la situazione di degrado in cui versa il Teatro Politeama sia presa a pretesto per additare l’intera vita culturale cittadina, fatta anche di esperienza positive, come il Teatro Sociale e centinaia di associazioni culturali. E a Virzì rivolge l’invito a un confronto di opinioni sereno.
Il sindaco di Como, Mario Lucini, si spinge oltre e propone al regista, abbandonate le polemiche, di “farsi parte attiva e aiutarci a recuperare l'intero stabile. Potremmo collaborare insieme per riportare quel gioiello agli antichi splendori".
Forse a Virzì più che di dare un quadro stereotipato dell’ambiente brianzolo interessava far emergere quegli uomini e quelle donne che, senza precisazioni di carattere geografico, di estrazione sociale o di appartenenza politica, sono “ricchissimi diventati tali senza produrre lavoro, merci, ricchezza per il paese […] quella nuova forma di criminalità finanziaria che come è capitato nel 2008, può arrivare a distruggere l'economia di intere nazioni”.
 

Guarda il trailer del film!


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