La California approva una legge a tutela di riders e lavoratori della gig economy

Giulia Belardelli
Protesta dei conducenti di Uber e Lyft

Una legge storica, epocale, un punto di svolta. Così la stampa americana saluta il disegno di legge appena approvato dal Senato della California per tutelare i lavoratori della cosiddetta gig economy, l’economia dei lavori super precari gestiti da piattaforme come Uber e le varie applicazioni per le consegne a domicilio. La legge – destinata a entrare in vigore il primo gennaio – renderà molto più difficile per i giganti della gig economy classificare i propri lavoratori come freelance piuttosto che come dipendenti.

 

Il provvedimento punta a garantire ai riders e agli altri lavoratori della gig economy diritti fondamentali come il salario minimo, il diritto alle ferie, l’indennità di malattia e il sussidio di disoccupazione. Si stima che a beneficiarne, già dall’anno prossimo, saranno circa un milione di lavoratori, tra cui soprattutto fattorini, autisti, addetti alle pulizie, operai e dipendenti dei saloni di bellezza.

La legge – denominata AB5 - è stata sostenuta da diversi candidati democratici alla Casa Bianca, tra cui la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, Bernie Sanders del Vermont e Kamala Harris della California.

Uber e Lyft, come molte altre aziende del settore, hanno criticato aspramente la legge, sostenendo che il provvedimento finirà per danneggiare chi vuole lavorare con una flessibilità di giorni/orari incompatibile con un lavoro da dipendente. Ora che la legge è stata approvata in Senato, il loro piano è quello di promuovere un referendum per chiedere di essere esonerati dal provvedimento. Investimento: 90 milioni di dollari.

Il punto è che il nuovo status riconosciuto ai lavoratori farebbe lievitare i costi operativi di circa il 20-30%, secondo alcune stime. Una tegola per aziende...

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