La campagna elettorale nel 'laboratorio Campania'

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AGI - La Campania è un laboratorio politico. Antonio Bassolino, due mandati da sindaco di Napoli, due da presidente della Regione, fine analista del voto, amava dirlo ogni volta che si apriva una campagna elettorale e ogni volta che se ne doveva commentare l'esito.

Una affermazione sempre stata valida, a maggior ragione di recente, quando la regione è stata il territorio che per primo ha reso concreto il 'campo largo' Pd-M5s con diverse candidature comuni per i sindaci nel 2020, quasi tutte andate a buon fine.

Le elezioni del 25 settembre prossimo rischiano di farla diventare però un caso politico, per la 'vittorià del partito dell'astensione, una più che buona affermazione di quello del reddito di cittadinanza, una 'eredità' di lacerazioni nel Pd, e forse un risultato non in linea con quello nazionale nel centrodestra. L'analisi dell'AGI comincia dai numeri.

Nel 2018 la Campania portava a Roma 60 deputati (32 nella circoscrizione Campania 1 e 28 nella circoscrizione Campania 2) e 29 senatori di cui 11 attribuiti in collegi uninominali e gli altri eletti in tre collegi plurinominali.

Questa volta, invece, la Campania eleggerà complessivamente 38 deputati e 18 senatori. Non solo dunque il territorio perde in termini di rappresentanza 33 parlamentari rispetto al 2018, ma cambia, come altrove, la geografia dei collegi elettorali, ridisegnata dal decreto legislativo 177/2020 con confini che qui spesso travalicano i perimetri provinciali e inseriscono, all'interno di territori ben definiti, comuni appartenenti ad aree del tutto disomogenee anche dal punto di vista politico.

La compilazione delle liste ha così portato scompiglio in tutti i partiti, creando mal di pancia non sempre sanati da altri accordi o rientrati per amor di bandiera. Rotture anche plateali che hanno visto in Forza Italia, dopo la presentazione delle liste, al di là delle scelte fatte in precedenza da Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, una emorragia di fuoriuscite, a catena con ripercussioni negli enti locali. In filigrana, l'ultimo (per ora) atto di una faida che viene da lontano e che vede i Cesaro padre e figlio, Luigi e Armando, contrapposti ai Martusciello, fratelli, Antonio e Fulvio.

Sullo sfondo, la candidatura nei primi posti blindati dei collegi di Silvio Berlusconi, Antonio Tajani e Marta Fascina. Anche in Fratelli d'Italia i conflitti non sono mancati, pure qui motivati dai nomi paracadutati da Roma, Marcello Pera su tutti, perchè che Giorgia Meloni fosse necessaria a trainare il voto non lo nega nessuno, lasciando fuori pezzi di peso sul territorio che in qualche caso hanno travasato il loro impegno (e i loro voti) nella Lega. Ma è tra i dem che i mal di pancia potrebbero avere un effetto che va al di là del risultato elettorale.

"Hanno paracadutato qui persone del Nord per metterle al sicuro, gente che non è in grado nemmeno di amministrare un condominio", si sfoga con l'AGI un esponente di spicco del partito. "è vero che con questo sistema elettorale, con collegi di 500 mila/un milione di persone, il risultato dei partiti è analogo a quello nazionale, ma un candidato buono riesce comunque a confermare i voti della coalizione. Toglierlo fa solo perdere. E diversi collegi di Napoli, per esempio, erano contendibili, avevamo 2/3 punti di gap che erano recuperabili", aggiunge.

Dal centrosinistra, più di una voce è convinta che a Roma di concerto bipartisan si sia messo in piedi un sistema in base al quale il Sud non diventasse centrale nelle oscillazioni della politica. Approfittando anche delle frizioni con Vincenzo De Luca di molti nomi del vertice Pd.

Da sinistra a destra, localmente, rumor e sondaggi raffinati sul territorio vedono i 5Stelle di Giuseppe Conte guadagnare terreno ("in alcuni collegi campani potrebbe arrivare fino al 20%, e in altre aree del Sud fino al 30%"), sia per le scelte azzeccate di candidature come quella di Dario Vassallo, sia perchè può contare ancora su un voto 'ideologicò, di protesta e di consenso alla misura del reddito di cittadinanza. Il mancato accordo Pd-Movimento, del resto, anima una fronda dem che si farà indubbiamente sentire in futuro.

Sul fronte del centrodestra, FdI, trainato appunto dal suo leader, "potrebbe arrivare alla doppia cifra", dice sicuro un uomo che da decenni lavora alla macchina organizzativa della coalizione, e la Lega ha candidature di peso sul territorio, in grado di macinare voti, come quella di Zinzi, molto forte nel Casertano, o di Cantalamessa, deputato uscente.

"Quella di Forza Italia sarà probabilmente la performance peggiore", pronostica. Pesa il passaggio con Calenda di Carfagna, ma anche di big come Paolo Russo, entrambi detentori di consistenti pacchetti di voti. Ma pure l'addio di Domenico De Siano, Antonio Pentangelo e tanti altri, compresa l'estromissione di Luigi Cesaro, i cui voti pure sono serviti a Fulvio Martusciello per diventare europarlamentare. In più, in Campania sia nel 2013 che nel 2018, l'elettorato che è andato alle urne si è mantenuto al di sotto del 70%. Un brutto viatico per il prossimo 25 settembre.