La campagna gay friendly della Coca Cola boicottata dal governo ungherese

Alessandro Frau

"Love is Love". Ma non nell'Ungheria di Viktor Orban. La nuova campagna pubblicitaria della Coca Cola, dove si vedono coppie omosessuali scambiarsi baci ed effusioni tenendo stretta in mano una bottiglia, non è affatto piaciuta al governo di Budapest e al partito di maggioranza, Fidesz.

L'azienda americana, però, ha già fatto sapere che non ha intenzione di modificare la natura del suo messaggio: "Ci impegniamo per promuovere la diversità, l'inclusione e l'uguaglianza. Crediamo che tutti abbiano diritto di amare la persona che scelgono". 

Il claim scelto per l'occasione è incentrato sulla parola "Zero", come una delle versioni della famosa bevanda. "Zero zucchero, Zero pregiudizi" si legge nei manifesti che hanno occupato stazioni, piazze e altre zone pubbliche della città affacciata sul Danubio. 

Secondo la CNN, in Ungheria sta aumentando il numero dei sostenitori favorevoli a maggiori diritti per gli omosessuali. Un sondaggio del 2017 dell'International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans e Intersex Association ha rilevato che oltre il 60% dei residenti nel paese ritiene che a tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale, dovrebbero essere garantiti pari diritti.
 



Tra le fila dei principali oppositori spicca la figura di István Boldog, uno dei leader del partito di governo, che ha chiesto sul suo profilo Facebook di boicottare i prodotti della Coca-Cola fino a quando le pubblicità incriminate non saranno rimosse.

E una petizione online sul tema ha raccolto 50 mila firme diffondendo messaggi simili a questo: "Se la società ungherese accetta che una grande azienda pubblicizzi contenuti apertamente gay ci saranno sempre più casi di questo tipo. Mentre tutto questo ci fa scivolare lungo il pendio, diventerà sempre più difficile fermarci". 


A Budapest, negli ultimi anni, si susseguono eventi a favore dei diritti dei gay con un pride annuale che richiama migliaia di partecipanti. La campagna della Coca-Cola è stata lanciata in prossimità del Festival musicale Sziget, appuntamento che, oltre a richiamare artisti di grande levatura, promuove iniziative contro le discriminazioni razziali, religiose e sessuali.

Fidesz e il premier Orban, al potere dal 2010, sono profondamente contrari alla legalizzazione del matrimoni omosessuali e alla concessione di determinate libertà per coloro che non appartengono alla cosiddetta "famiglia tradizionale".