La cancel culture e il linciaggio della professoressa Stock

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Hp (Photo: Hp)
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Sì lo so, continuare a parlare delle vittime di quella follia ideologica neo-oscurantista nota con il nome di cancel culture si rischia di apparire stucchevoli e persino petulanti. Ma come si fa a non menzionare il caso di Kathleen Stock, la docente dell’Università del Sussex, perseguitata (sì, perseguitata è il termine esatto) perché ha osato, come JK Rowling anch’essa linciata del resto, sostenere che il sesso biologico, insomma essere una donna, sia più importante dell’identità di genere?

È stata accusata di “transfobia”; contro di lei gli studenti, sostenuti da alcuni docenti, hanno organizzato un assedio con le torce, come nella scenografia delle adunate naziste a Norimberga, per chiedere il licenziamento della reproba; si è scatenato un diluvio melmoso di insulti online contro di lei: la professoressa Stock ha dovuto assumere una guardia del corpo e installare una linea telefonica per chiamare la polizia come mezzi di difesa da chi la minaccia fisicamente. Non è solo censura, è linciaggio.

È la negazione della ragion d’essere dell’università, che dovrebbe essere una palestra di spirito critico, di libero conflitto delle idee, di superamento del dogmatismo, della superstizione, del pensiero omologato e intimidito, di discussione appassionata e che invece il nuovo fanatismo sta trasformando in un luogo fetido dove si accendono roghi e si pratica la caccia alle streghe. Ecco perché, per non darla vinta agli energumeni, è necessario continuare e parlare delle nefandezze della cancel culture, anche a costo di apparire stucchevoli e petulanti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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