La cannabis è a rischio bolla

arcangelo rociola

La domanda di cannabis è stata sovrastimata e gli analisti cominciano a paventare il rischio di bolla speculativa legata alla sua produzione. Solo in Canada la ci sarebbero circa 400 tonnellate di marijuana legale rimasta invenduta nei magazzini, talmente tanta che, come riporta oggi il Financial Times, potrebbe soddisfare la domanda interna per almeno 30 mesi.

La sovrapproduzione di cannabis ha creato un effetto immediato sulle società che in questi anni sono diventate leader del settore. Secondo i calcoli dagli analisti, ognuna delle 51 aziende canadesi nate per produrre e mettere in commercio le infiorescenze di canapa da sola potrebbe soddisfare l'intera domanda attuale del mercato. Tra queste società, quelle quotate hanno subito un ulteriore contrazione del valore del titolo in borsa, accelerando un trend negativo che dura oramai da 12 mesi.

Tilray, tra i principali produttori mondiali di canapa, ha perso in un anno l'85% del proprio valore di borsa, con un valore del titolo scivolato da 148 a 21 dollari canadesi. Canopy Growth è passata dai massimi dello scorso maggio di 69,09 dollari a 24 (-62%). Aurora Cannabis ha bruciato il 63% della capitalizzazione passando da 13 a 3 dollari per azione.

Ma crolli analoghi riguardano quasi tutte quotate del settore. Secondo un calcolo del Sole 24 Ore, i titoli dei produttori di cannabis in questi mesi avrebbero bruciato in borsa circa 30 miliardi. Dall'inizio del 2018, anno che ha segnato il boom del settore con circa 42 miliardi di investimenti fatti in società che producono e mettono in commercio cannabis legale, il mercato è crollato del 71%, raccontano i dati del Global Cannabis Stock Index.

Per gli analisti, il crollo è dovuto in buona parte alle difficoltà di reindirizzare i consumatori abituali di cannabis dal mercato illegale a quello legale. La speranza dei produttori è che arrivi una seconda fase di legalizzazione, che possa portare all'introduzione di prodotti alimentari e liquidi per sigarette elettroniche a base di cannabis. Ma molti temono che la corsa all'oro verde si sia arenata e che sia oramai destinata a implodere.