La carne artificiale può essere una soluzione?

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Scientist holding test tube with raw minced cultured meat in laboratory, closeup (Photo: Liudmila Chernetska via Getty Images/iStockphoto)
Scientist holding test tube with raw minced cultured meat in laboratory, closeup (Photo: Liudmila Chernetska via Getty Images/iStockphoto)

Fare la carne senza carne sembra essere la panacea di tutti i mali, soluzione alla fame nel mondo e rimedio contro i danni ambientali, l’unico modo per continuare a fornire proteine senza bisogno di allevare e macellare animali. Ma è davvero così? Secondo Gilles Luneau, scrittore e giornalista francese - i suoi reportage sono stati pubblicati su Le Nouvel Observateur, Géo, VSD e Challenges - la verità è un’altra.

Esce proprio in questi giorni in Italia per Castelvecchi, “Carne artificiale?No, grazie”, libro-inchiesta che dall’Europa agli Stati Uniti ricostruisce il business che sta dietro alla ricerca e alla produzione della carne sintetica. Luneau parla di decine di miliardi di dollari che passano dalle casse di organizzazioni, centri di ricerca, grandi multinazionali agroalimentari e tech company, a quelle delle startup che oggi prosperano intorno ai surrogati della carne. Nel volume vengono riportati i dati forniti dal Good Food Institute (organizzazione no-profit che promuove alternative vegetali e cellulari ai prodotti animali, in particolare carne, latticini e uova) secondo cui in due anni dal 2017 al 2018, gli investimenti in società di sostituti della carne, del latte e delle uova a base di piante hanno raggiunto 14 miliardi di dollari. E benché la carne coltivata non sia ancora commercializzata, tra il 2015 e novembre del 2019 essa ha attirato 155,3 milioni di dollari di investimenti resi pubblici.

“I passi in avanti nella produzione di carne in vitro sono rapidi, molto rapidi. È materia dei biotecnologi. La biotecnologia è l’arte di coniugare la biologia cellulare, l’ingegneria genetica, le nanotecnologie e l’intelligenza artificiale - racconta Luneau - I risultati di questo connubio tecnico sono esponenziali. Sono il marchio di questa quarta rivoluzione industriale. Quella che trasforma il volto della produzione e del consumo, e che oggi promette di far scomparire l’allevamento”.

Carne coltivata in vitro, ma anche uova, latticini e pesce ricostruiti in laboratorio: è questo il futuro dell’alimentazione mondiale a cui siamo destinati? Secondo Luneau sì, e il giornalista nel suo reportage prospetta un futuro della nutrizione umana che taglia i ponti con la natura. Secondo il giornalista francese sta venendo meno quel principio secondo cui “nutrirsi è anzitutto un gesto agricolo, prima di diventare un atto gastronomico”. Il libro di Luneau è un alert, mette in guardia sulla deriva a cui può condurre una progressiva chimicizzazione del cibo e sui rischi ambientali, sociali (ma anche per la salute umana) che comporta slegare, una volta per tutte, la produzione alimentare dalla natura.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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