“La Casa di Carta”, per il finale Berlino, Manila e Arturo a Roma

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Roma, 24 nov. (askanews) – Manca pochissimo a uno dei finali di serie più attesi, con la conclusione della lunghissima rapina alla Banca di Spagna andata avanti per tre stagioni. Il 3 dicembre arrivano su Netflix gli ultimi cinque episodi de “La Casa di Carta” e a Roma centinaia di fan si sono ritrovati per salutare i protagonisti Pedro Alonso, Belen Cuesta e Enrique Arce, interpreti di Berlino, Manila e Arturo. Arrivati a bordo di un maggiolino rosso a Ponte Milvio, hanno firmato autografi e si sono concessi a foto e selfie. In cinque stagioni la serie spagnola è diventata un fenomeno mondiale, raccontando il riscatto di personaggi molto diversi, emarginati, invisibili e fragili per lo più.

“Abbiamo cercato esattamente questo, credo – dice Belen Cuesta, che interpreta la transessuale Manila – c’è un momento in cui il personaggio di Rodrigo de la Serna, Palermo, li cita tutti: quelli che vengono considerati immondizia, omosessuali, trans, donne, ladri, alla fine fanno la rivoluzione. Credo che con ‘La Casa di Carta’ abbiamo cercato di far capire che le persone sono molto di più che una sola etichetta, la debolezza, la parte emotiva, la fragilità”.

Per Enrique Arce, l’arrogante e maschilista Arturito della serie, è inquietante che esistano davvero molti uomini simili al suo personaggio: “La masculinità tossica, el establishment, le persone importanti di potere, di denaro, che non sono necessariamente cattive, però sono male utilizzate”.

Negli ultimi episodi, dopo la morte di Tokyo ( Ursula Corberò), la banda affronta l’ora più buia ed escogita un piano per ottenere l’oro senza che nessuno se ne accorga. Ma il Professore commetterà l’errore più grande della sua vita. Il punto di forza resta comunque la squadra.

Pedro Alonso, Berlino: “Con il passare delle stagioni per me, più che una serie di azione, la linea narrativa fondamentale è diventata quella di una famiglia di persone strane, una famiglia destrutturata, che quando meno se lo aspetta e dove meno se lo aspetta impara a volersi bene”.

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