Morte Martina Rossi, Cassazione conferma le condanne: "Sfuggiva a tentativo di stupro"

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“Ora posso dire a Martina che il suo papà è triste perché lei non c’è più, ma anche soddisfatto perché il nostro paese è riuscito a fare giustizia”, Bruno Rossi commenta così la conferma della condanna nei confronti di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, per tentata violenze sessuale. I due erano stati condannati a tre anni per la morte della giovane che, allora ventenne, precipitò dalla finestra dell’albergo a Palma di Maiorca per sfuggire a un tentativo di stupro. La corte di Cassazione ha scritto la parola fine su questa storia nella serata del 7 ottobre. “Non esiste un’altra verità se non quella per cui Martina Rossi è morta per sfuggire a un tentativo di stupro ed era talmente disperata al punto da scavalcare un balcone al sesto piano”, ha commentato Luca Fanfani, l’avvocato della famiglia della vittima: “Ora la Spagna chieda scusa per come ha archiviato l’indagine e per il fatto che quella stanza d’albergo venne affittata poche ore dopo” ha aggiunto. La Spagna, infatti, archiviò il caso come un suicidio.

Ad attendere il verdetto, arrivato dopo dieci anni e alterne vicende processuali, un sit in di “Non una di meno” davanti al Palazzaccio, con vari striscioni. Uno di questi recitava: “La vittima non si processa, la morte non si prescrive”.

L’accusa aveva chiesto di confermare l’appello bis - arrivato dopo che la Cassazione aveva affermato che il processo con il quale gli imputati erano stati assolti era da rifare - e quindi le condanne a tre anni per i due imputati. “Quello di Martina Rossi non fu un suicidio” ma “il tentativo di fuggire a una violenza di gruppo”, ha detto nella requisitoria la pg di Cassazione Elisabetta Ceniccola.

L’accusa si è soffermata in particolare sulla qualificazione del reato. Fondamentale non solo da un punto di vista sostanziale, ma anche perché da questa dipende la prescrizione, che è imminente. Per la pg, comunque, si tratta di violenza sessuale di gruppo e non in concorso. Per la pg è giusta la ricostruzione dei giudici dell’appello bis, che vede “la compresenza” dei due imputati nella stanza d’albergo di Palma di Maiorca, che “ha influito negativamente” sulla reazione di Martina, “che si è sentita maggior ragione in uno stato di soggezione e impossibilitata a difendersi”.

Ceniccola ha ricostruito quello che è successo la sera del 3 agosto 2011: “La compresenza di Vanneschi ha determinato il rafforzamento del proposito criminale di Albertoni e ha influito negativamente sulla possibilità di difesa di Martina, che si è sentita in soggezione e impossibilitata a difendersi - ha detto il sostituto pg in aula in merito all’accusa di tentato stupro di gruppo- Fatto che ha impedito alla ragazza di uscire dalla stanza usando la via più facile, la porta. Per questo Martina ha cercato di fuggire, mettendo a rischio la sua vita, scavalcando la balaustra del terrazzo, ma non si è gettata con intento suicida” ha sottolineato. E ha aggiunto: “Martina quando è morta non aveva i pantaloncini, che non sono stati ritrovati, come anche le ciabatte”. E ancora, ci sono “i graffi sul collo di Albertoni, evidenti ed emersi in tutti i diversi gradi del processo” come “i segni sulla vittima, incompatibili con la caduta dal terrazzo precipitazione”.

- (Photo: ANSAANSA)
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Si chiude così una storia giudiziaria lunga dieci anni. Subito dopo la morte della ragazza - nel 2011, quando Martina aveva solo 20 anni - i giudici spagnoli avevano accantonato il caso. I genitori della ragazza, però, hanno sempre sostenuto che la ragazza era precipitata dal balcone perché sfuggiva a uno stupro, e non perché volesse suicidarsi.

Nel 2018 gli imputati erano stati prima condannati nel 2018 in primo grado. Il tribunale aveva disposto nei loro confronti 6 anni di carcere per tentata violenza sessuale di gruppo e morte come conseguenza di altro delitto. Quella sentenza, però, era stata ribaltata in Appello, due anni dopo. Il giudice, in questo caso, li aveva assolti perché “il fatto non sussiste”. Sia la famiglia che la procura generale avevano impugnato quella decisione, secondo la quale i due giovani non avevano responsabilità e sostanzialmente Martina era morta solo perché caduta dalla finestra. L’appello bis ha dato ragione ai genitori della ragazza, che si sono sempre battuti perché si facesse piena luce sulla morte della figlia. Ad aprile di quest’anno, infatti, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi sono stati condannati per tentata violenza sessuale di gruppo. Il reato di morte per conseguenza di altro delitto si era già prescritto.

Per i giudici della Corte d’appello di Firenze, come si legge nelle motivazioni del processo bis, appare “provato al di là di ogni ragionevole dubbio che Martina Rossi, la mattina del 3 agosto 2011, precipitò dal terrazzo della camera 609 dell’albergo dove alloggiava, nel tentativo di sottrarsi a una aggressione sessuale perpetrata a suo danno dagli imputati”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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