La cattiva salute del suolo in Italia ci costa 3 mld di euro

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Rimini, 11 nov. (askanews) – Più di 3 miliardi di euro all’anno di danni economici solo a livello italiano e oltre 50 miliardi a livello europeo. A tanto ammontano le conseguenze del degrado dei suoli. Eppure l’Italia ancora non si è dotata di una legge che li tuteli.

Sono solo alcune delle evidenze emerse nel corso della prima edizione degli “Stati Generali per la salute del Suolo”, organizzati dalla Fondazione Re Soil , che si è svolta a Rimini nel corso di Ecomondo. Quella del suolo è a tutti gli effetti la cenerentola delle emergenze ambientali: ancora in pochi ne conoscono i contorni, gli addetti ai lavori ne hanno spesso solo una visione parziale e legata alla propria prospettiva specifica, ed è bassissima la consapevolezza da parte di molti decisori pubblici del suo impatto sulla sostenibilità complessiva dei nostri territori.

Gli degli “Stati Generali per la salute del Suolo” sono stati voluti quindi anche per incentivare una conoscenza sul tema diffusa, complessiva e approfondita.

“L’obiettivo che si pone l’organizzazione degli ‘Stati generali per la salute del suolo’ è proprio quell di mettere insieme i diversi esperti con la consapevolezza che la soluzione si troverà solo dialogando e mettendo insieme i diversi aspetti dei problemi – dice Giulia Gregori, consigliere d’amministrazione di Re Soil Foundation – Noi crediamo che sia giunto il momento per ragionare in modo diverso, in modo ‘olistico’, come diciamo, e che dia anche l’esempio a livello europeo”.

Gli esperti intervenuti all’incontro hanno tutti insistito sulla necessità di intervire in tempi rapidissimi. Anche perché – ed è solo una delle emergenze sottolineate – contrastare il degrado del suolo è una precondizione indispensabile se davvero si vuole garantire la sicurezza e la sovranità alimentare nel nostro Paese. “Senza suolo noi non mangiamo – ribadisce Michele Munafò, responsabile del Sistema informativo nazionale ambientale dell’ISPRA – Questo è chiaro: il 95 per cento di quello che troviamo nel piatto dipende dalla disponibilità di suolo fertile. Se quel suolo sparisce perché coperto dal cemento o l’asfalto o portato via dal vento, o contaminato, e quindi diventa non più fertile, noi non mangeremo più”.

I dati ISPRA ricordano che nel nostro Paese vengono impermeabilizzati più di 2 metri quadri al secondo: valore più elevato dell’ultimo decennio. E il tasso di copertura artificiale del suolo è quasi doppio rispetto alla media UE. A questi eventi di consumo si aggiungono fenomeni di erosione, desertificazione, impoverimento della sostanza organica, dalla quale dipendono le rese agricole e il benessere collettivo. E le conseguenze hanno assunto dimensioni ben oltre il livello di allarme. “Lo stato dei suoli non è certo dei migliori – spiega Lucrezia Caon, responsabile dell’Ufficio Suolo e acqua della FAO – Nel 2015 la FAO ha stimato che il 33% dei suoli sono già degradati e si stima che per il 2030 questa percentuale possa salire al 90 per cento”.

L’Agenzia Onu per l’Alimentazione ricorda infatti che il degrado del suolo colpisce il benessere di 3,2 miliardi di persone nel mondo. E, senza azioni decise e rapide, il trend è destinato a peggiorare rapidamente. “I suoli forniscono servizi ecosistemici che sono fondamentali alla vita del piatnete e quindi al nostro benessere – spiega Lucrezia Caon, responsabile dell’Ufficio Suolo e acqua della FAO – Se il suolo è degradato non è nelle condizioni di fornire questi servizi con conseguenze per l’umanità oltre che per l’ecosistema”.