La causa dalle conseguenze imprevedibili per i big della tecnologia

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Non sono chiare le conseguenze dell’azione legale che un produttore californiano di chip (Globalfoundries) ha avviato contro il colosso TMSC, anch’esso produttore di chip con sede a Taiwan. La società americana ha dichiarato sul proprio sito di aver già intentato diverse cause contro la società orientale, sia negli Stati Uniti sia in Germania, e tutte per violazione di brevetto. In particolare, vengono contestati 16 brevetti relativi non tanto ai chip quanto alle tecnologie impiegate per produrli che TMSC avrebbe copiato.

Il punto critico riguarda i clienti di TSMC, che è l’unico produttore di chip al mondo che offre ai propri clienti processori e componenti realizzati con processo produttivo a 7 nanometri, complicatissimo ma essenziale per ottenere prodotti competitivi sul piano delle prestazioni. Quei clienti, infatti, si chiamano Apple, Nvidia, Broadcom, Mediatek, e Qualcomm. Quest’ultimo, in particolare, marchia gli Snapdragon, che sono ospitati in quasi tutti gli smartphone Android venduti in occidente. E ancora, nell’elenco clienti figurano Google, OnePlus, TCL, Asus e Motorola. Tutti questi colosso sono citati da Globalfoundries, che mette sotto accusa non solo il già richiamato processo produttivo a 7 nanometri, ma anche quelli da 10, 12, 16, e 28 nanometri impiegati anche da altre compagnie.

Quel che non è chiaro, in questa complicata vicenda, è anzitutto il livello di responsabilità che Globalfoundries imputa a ciascuna delle aziende chiamate in causa. E poi, c’ la questione principale: chetipo di provvedimento potrebbero emettere i giudici se ritenessero che Globalfoundries ha ragione? Si parla di sanzioni pecuniarie, ma si potrebbe anche arrivare al delle importazioni dei dispositivi che contengono i chip fabbricati con i processi produttivi ritenuti a questo punto illegali. E le conseguenze economiche sarebbero ben più gravi.